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Un permesso di soggiorno per i profughi dalla Libia

18 dicembre 2012

Il 31 dicembre finisce l'Emergenza Nord Africa. Storia di migliaia di profughi che ora rischiano l’abbandono totale. Non permettiamolo!

A fine anno finisce la cosiddetta “Emergenza Nord Africa”, ENA, cioè tutte le iniziative messe in campo dal Governo italiano a seguito dell’esodo massiccio dello scorso anno delle migliaia di persone – libici, ma soprattutto nigeriani, somali, ghanesi, maliani - in fuga dalla guerra civile in Libia.

Il numero esatto di quante persone, uomini, donne, bambini, abbiano raggiunto le coste italiane in quelle drammatiche settimane non è possibile calcolarlo con esattezza. Anche perché prima dello scoppio della guerra in Libia avevamo già assistito all'arrivo di oltre 12mila tunisini, durante e dopo la caduta di Ben Ali.

L’ultimo dato fornito dal Ministro dell'Interno di Anna Maria Cancellieri è di fine novembre 2012 e quantifica in 25.700 le persone rimaste in Italia delle 64.717 arrivate dalla Tunisia e per l’Emergenza Nord Africa tra il gennaio 2011 e il maggio 2012. Di queste la maggior parte (circa 17.500) ospitate nei centri di accoglienza localizzati nelle diverse regioni (2.548 in Lombardia) gestiti dalla Protezione civile, circa 2.000 stipate nel centro di accoglienza di Mineo (in provincia di Catania) e altri 6.500 ospitati in strutture di prima accoglienza e per richiedenti asilo.

Delle domande di asilo politico presentate tra agosto 2011 e ottobre 2012 ne è stata accolta una percentuale di poco superiore al 40 per cento
, le restanti (gran parte delle quali appartengono ai profughi provenienti dalla Libia) sono state respinte con la conseguenza che le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, già di per sé sotto organico, e i tribunali sono stati sommersi da ricorsi e appelli che hanno aumentato grandemente il lavoro dell’amministrazione.


Senza contare che diverse inchieste giornalistiche hanno svelato come i 46 euro giornalieri spesi mediamente dallo Stato per ciascun profugo siano finiti nelle tasche di improvvisate associazioni, cooperative senza scrupoli, albergatori pronti ad affittare le loro strutture altrimenti vuote senza garantire ai profughi nessuna assistenza legale, informativa, psicologica e nemmeno un semplice corso di lingua italiana.

Il risultato è che a pochi giorni dalla fine dell’Emergenza Nord Africa, costata finora una cifra vicina al miliardo e 300 milioni di euro (Dati Protezione Civile, al settembre 2012), migliaia di persone rischiano di restare senza un tetto, senza un aiuto, senza un punto di riferimento. E anche senza documenti. Con una decisione molto tardiva, arrivata a meno di due mesi dalla fine dell’emergenza, il Governo ha deciso di garantire a quanti è stato finora negato l'asilo, la possibilità di far riesaminare la propria domanda.

In pratica, spiega l'Associazione Giuridica per gli Studi sull'Immigrazione, il documento di indirizzo dell'esecutivo del 30 ottobre “pur non esplicitando il riconoscimento generalizzato della protezione umanitaria, di fatto lo sottende”. Non concede cioè automaticamente un permesso di soggiorno di un anno per motivi umanitari a tutti gli stranieri coinvolti nell'Emergenza Nord Africa, ma li invita a fare riesaminare la domanda cui è stata data risposta negativa per ottenerlo.
Per ottenere questo permesso, che non prevede nessuna rinuncia al ricorso contro il diniego già avviato, ogni interessato deve seguire la procedura che viene dettagliata in questo testo (disponibile anche in inglese, francese e arabo) e spiegata nella video intervista (vedi sopra) con Peppe Monetti, responsabile accoglienza della Casa.

Purtroppo, l’informazione su come sia possibile ottenere questo permesso è scarsa, a volte inesistente. È necessario quindi fare tutto il possibile:
dal semplice passaparola al coinvolgimento di tutte le strutture di comunicazione, siti internet, social network, radio, giornali, televisioni a cui chiediamo di aderire alla campagna lanciata sul suo sito dalla Casa della carità e che ognuno potrà arricchire della propria esperienza.

Bisogna fare in fretta. Per dare alle migliaia di uomini, donne e minori in fuga dalla violenza della guerra, innanzitutto la garanzia di documenti in regola. Possono essere il primo passo per un inserimento nella nostra società che fino ad ora, a causa di errori e inefficienze, per molti di loro è stato già abbastanza difficile.

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