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La domenica dei nuovi volontari della Casa

26 febbraio 2013

Una giornata di riflessione e lavoro per i 25 detenuti del carcere di Bollate che da alcune settimane hanno iniziato a prestare servizio in via Brambilla. “Per essere stata la prima volta, è andata davvero molto bene” spiega Silvia Landra

Hanno raccontato la loro esperienza a delle ricercatrici dell'Università Bicocca, hanno pranzato con i nostri ospiti, con loro hanno lavorato e, infine, hanno riflettuto sul valore del volontariato. É passata così la domenica dei 25 detenuti che, ormai da un paio di settimane, sono diventati a tutti gli effetti dei volontari alla Casa della carità.

Il gruppo, seguito da un'educatrice del carcere di Bollate e interamente composto da membri dell'associazione Articolo 21, è stato seguito nel corso della giornata da alcuni operatori della nostra fondazione, tra i quali la direttrice Silvia Landra.

“Per essere stata la prima volta, è andata davvero molto bene” racconta. “Abbiamo vissuto momenti molto intesi, in particolare quando si è discusso di volontariato. Molte di queste persone non l'avevano mai fatto ed è stato estremamente interessante avere l'occasione di confrontarsi dopo le prime settimane di servizio. Ci siamo accorti che questi detenuti, che stanno scontando pene lunghe e che già lavorano all'esterno del carcere, portano le stesse domande che arrivano dai cittadini, a volte arrivando a una profondità superiore”.

Nel corso della mattinata, invece, il gruppo aveva avuto un incontro con alcune ricercatrici dell'Università degli Studi di Milano Bicocca, con cui la Casa ha da tempo una stretta collaborazione. All'interno di un lavoro che vuole indagare il tema dell'accesso ai diritti di giustizia delle fasce più deboli, homeless e detenuti in particolare, i nuovi volontari della Casa hanno raccontato le loro esperienze personali. I divorzi affrontati una volta entrati in carcere, le difficoltà nel vedere i figli e nell'accedere a cure mediche adeguate, la possibilità di opporsi a un trasferimento, solo per citare alcuni dei casi più discussi.

Nel mezzo, ultima nel racconto ma non certo per importanza, la parte più pratica della giornata: le pulizie. Dopo aver pranzato insieme, ospiti e volontari hanno portato a termine una pulizia straordinaria di tutte le camere della struttura, sia di quelle dell'accoglienza maschile che di quelle dell'accoglienza femminile.

“Quello di cui siamo più soddisfatti – riflette in conclusione Silvia Landra – è che questa esperienza sia nata dalla volontà dei detenuti stessi. Sono loro che, nonostante avessero già ottenuto in molti casi un lavoro esterno e diversi benefici, hanno avuto la forza di proporsi. Lo trovo un gesto molto bello, nonché la conferma che, quando l'ordinamento carcerario è ben applicato, come accade a Bollate, sono possibili dei veri percorsi di cambiamento”.

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