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L'accesso ai diritti di giustizia della popolazione vulnerabile a Milano

30 settembre 2015

Presentata la ricerca condotta negli istituti milanesi di Bollate e San Vittore dal SOUQ. Don Virginio Colmegna: “Uno strumento importante, uno stimolo ad agire”

Una doppia pena. È quella che molti detenuti milanesi, una volta entrati in carcere, scontano a causa delle difficoltà che incontrano nell’affermare i loro diritti di giustizia. E che, oltre ad essere iniqua, rischia di incidere negativamente sul recupero dei detenuti stessi. A porre l’attenzione su questo aspetto del mondo carcerario è la ricerca che è stata presentata oggi dal SOUQ, il Centro Studi Sofferenza Urbana della Casa della carità.

Condotta negli istituti di San Vittore e Bollate dalle ricercatrici Lucia Dalla Pellegrina e Margherita Saraceno, l’indagine sottolinea come sia difficile per i cittadini privati della loro libertà risolvere questioni legali precedenti la detenzione o sorte in seguito all’ingresso in carcere, che però non sono legate al reato commesso. Nel primo caso, ci riesce solo il 15 per cento, nel secondo si oscilla tra il 9.3 per cento di Bollate e il 15.5 di San Vittore (vedi tabella 4 della ricerca). Dati preoccupanti che, però, sono stati raccolti grazie alla collaborazione del personale e degli stessi detenuti delle due carceri, tra cui i membri dell’Associazione Articolo 21 

“La ricerca del SOUQ, anche per le modalità partecipate con cui è stata realizzata, è uno strumento importante, una premessa alle azioni che le istituzioni e il terzo settore possono e devono mettere in campo per far sì che la situazione migliori” ha dichiarato don Virginio Colmegna. 

Insieme al presidente della Casa della carità, hanno partecipato al convegno tenutosi nella Sala Pirelli di Regione Lombardia, anche i direttori delle due carceri coinvolte Gloria Manzelli e Massimo Parisi, Lucia Castellano (vice presidente Commissione speciale situazione carceraria in Lombardia), Gherardo Colombo e Francesco Maisto (presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna), Luigi Pagano (provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria del Piemonte e della Valle d’Aosta) e Livia Pomodoro, ex presidente del tribunale, oggi presidente del Milan Center for Food Law and Policy. 

La cittadinanza - e i diritti ad essa connessi - non sono un dono, ma un patrimonio collettivo che ciascuno di noi detiene, detenuti compresi” ha aggiunto il presidente della Casa della carità. “È questo il messaggio che lanciamo oggi alla politica, affinché si muova. Ma è anche un segnale che mandiamo a tutti i cittadini, perché quella per i diritti deve essere un movimento ampio e partecipato". 

L'incontro è stato il primo di tre appuntamenti promossi dal SOUQ che, durante l'autunno, continueranno, il 6 novembre prossimo, con la presentazione di un'ulteriore ricerca dedicata al diritto alla salute della popolazione vulnerabile milanese e con il consueto convegno internazionale organizzato dal Centro Studi che, quest'anno, avrà ospite, il professore Michael Marmot, direttore del britannico Institute of Health Equity.

 
 
 
 
 

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