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In strada, la sera, con gli operatori di Diogene

3 marzo 2014

Tre sere la settimana per le vie di Milano ad incontrare a “casa loro” uomini e donne senza dimora con problemi di salute mentale. Tre sere la settimana, ogni settimana, l'uscita delle unità di strada del progetto Diogene è ogni volta un viaggio al termine della notte attraverso vite, diffidenze e speranze. Vita Casavola è la responsabile di questo progetto sperimentale che è nato nel 2005 e che ogni anno segue cinquanta homeless per le vie di Milano. Ecco il racconto di un'uscita nelle sue parole.


ore 19.30, si parte.
“Usciamo dalla nostra sede di via Brambilla, io e Chiara, io educatrice, lei prichiatra: le unità di strada sono sempre composte da un educatore e un medico. Andiamo in auto ma più spesso, e in particolar modo quando andiamo in centro, ci muoviamo con i mezzi pubblici. L’importante è arrivare dai senza dimora a piedi perché in questo modo si facilita la relazione”.

ore 19.45, prima tappa in piazzale Loreto e corso Buenos Aires.
“Di ciascun senza dimora che seguiamo conosciamo i luoghi e le abitudini: dove riposano, a che ora vanno a dormire, se mangiano alla mensa di via Ponzio, in quella in viale Piave o se ricevono cibo dai cittadini. Nonostante questo, in alcuni casi non troviamo le persone al loro solito posto e quindi ci tocca rimandare l’incontro all’uscita successiva. Con tutte le persone seguite dal progetto c’è una relazione, anche se conquistarne la fiducia è sempre un cammino lento, di conoscenza graduale. Durante l’incontro settimanale si valutano le condizioni di ogni persona e si cercano di fare ulteriori passi in avanti nel percorso di accompagnamento alla cura. Chiediamo innanzi tutto come hanno passato gli ultimi giorni, come si sentono e se hanno qualche urgenza. A qualcuno, in certi casi, proponiamo di venire alla Casa della carità per poter fare dei colloqui in un ambiente più comodo e tranquillo oppure per poter usufruire del servizio docce e guardaroba”.

ore 20.30, seconda tappa in piazza Duomo.
“In giro per Milano incontriamo spesso operatori di altre realtà che si occupano di senza dimora. Nelle vie dietro il Duomo ci sono quelli della Ronda della carità che distribuiscono panini e coperte anche a molte persone che noi seguiamo. Non c’è concorrenza nell’aiutare chi ha bisogno, anzi è un’occasione per conoscere nuove persone che potrebbero aver necessità del nostro sostegno specifico. Alcuni casi di sofferenza mentale ci vengono segnalati dai colleghi di altre realtà, altre persone invece vengono individuate nel corso delle uscite direttamente dalla nostra équipe. Quando si conosce una nuova persona, il primo passo sono sempre le presentazioni: spieghiamo essere degli operatori che aiutano i senza dimora con fragilità emotive. Poi, fatto questo, non vi è uno schema fisso per superare la diffidenza iniziale: si valuta caso per caso. Ci è capitato, a volte, di trovarci di fronte a una chiusura totale. In queste occasioni, con pazienza, ci si ripresenta nel corso delle settimane successive per vedere se la persona in questione accetta di stabilire almeno un primo contatto”.

ore 21.30, terza tappa per le vie del centro.
“La distribuzione di panini e coperte della Ronda della carità è finita, noi continuiamo il giro per le vie del centro dove molti senza dimora cercano rifugio e un minimo di privacy. Non vaghiamo a caso, ma passiamo da tutte le persone seguite dal progetto che solitamente dormono in questa zona. Le reazioni al nostro arrivo sono le più diverse: c’è chi è nervoso o taciturno e quindi lascia poco spazio al dialogo oppure c’è chi ci sorprende con tante chiacchiere, a volte con racconti e ricordi. La scelta dei luoghi dove riposano i senza dimora seguiti da Diogene è abbastanza eterogenea: alcuni si nascondono dai passanti e cercano di dare nell’occhio il meno possibile, con il rischio di essere meno seguiti e abbandonati a se stessi. Altri preferiscono luoghi più visibili e frequentati con il rischio, in alcuni casi, di generare allarme sociale e di essere oggetto di maltrattamenti o reazioni sconsiderate. Più spesso, però, fortunatamente, nella gente comune prevale la voglia di aiutare”.

ore 22.00, quarta tappa in un metrò.
“In auto dal centro andiamo in periferia ad incontrare un senza dimora che di solito dorme fuori da una stazione del metrò. È un uomo che seguiamo da tempo, per il quale non è stata trovata nessuna sistemazione dopo un ricovero: l’incontro serve per accompagnarlo nelle tappe del percorso di cura, ad esempio – ed è proprio il caso di questa sera – per ricordargli l’appuntamento fissato col servizio di Etnopsichiatria dell'Ospedale Niguarda-Ca' Granda. Questa, è una collaborazione che il progetto Diogene porta avanti da tempo e che riguarda anche dieci delle persone accolte dalla Casa della carità. É naturale quindi che, negli anni, si siano instaurati dei rapporti costanti e un'assidua collaborazione”.

ore 23.30, rientro in via Brambilla.
“La persona che speravamo di trovare non l’abbiamo trovata, non c’era. Capita. Ma esperienza e professionalità ci consentono di non abbatterci. Anzi, ci ricordano che si tratta di un'aspetto specifico del nostro lavoro. Chi vive per strada ha ritmi, rituali, diffidenze comprensibili: occorre tempo per conquistarne la fiducia e instaurarci un rapporto. Il cammino che proponiamo, però, è tanto faticoso quanto ricco di risultati. Da quando Diogene ha preso il via, abbiamo visto tanti percorsi positivi di accompagnamento alla cura e all’inclusione sociale, abbiamo incontrato persone che – anche grazie al nostro intervento – sono riuscite a lasciare la strada per diventare ospiti della Casa della carità oppure di altre realtà e abbiamo seguito persone senza dimora con gravi patologie psichiatriche che sono anche riuscite ad essere autonome e ben inserite nella società, con una casa e un lavoro... Guardiamo l'orologio, sono le 23.30. È stata una sera intensa, possiamo tornare in via Brambilla”.

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