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L'immagine di quel corpo abbandonato in mare scuote le nostre coscienze

Serve un decisivo cambio di rotta in tema di politiche migratorie, affinché si fermino le morti nel Mediterraneo

16 luglio 2020

Nella società dell'immagine, abbiamo bisogno di fotografie per destare le nostre coscienze intorpidite. Chi non ha in mente l'immagine straziante di Alan Kurdi, il bimbo siriano di due anni il cui corpicino senza vita si muoveva a ritmo di risacca? Una fotografia che sconvolse l'Europa.

Ed ecco oggi, scandalizzarci davanti a una nuova immagine, che ritrae un uomo naufragato, tragicamente morto in mare per tentare di raggiungere l'Europa, il cui corpo senza vita è stato lasciato in balia delle acque per due settimane, nonostante le segnalazioni di chi lo aveva avvistato alle guardie costiere di tre Paesi: Italia, Malta e Libia.

Quel cadavere esprime tutta la tragicità di una speranza infranta, rimasta invano aggrappata ad un gommone che, anziché essere salvezza, è stata condannata a una morte di stenti. 

Ma l'indignazione di oggi si consuma nell'istante di uno scatto e domani la notizia è già sorpassata da un'altra. Così, nell’indifferenza o nella rassegnazione, aumentano le storie disperate di uomini, donne e bambini che cercano protezione e futuro e trovano invece morte. A noi, sulla sponda “fortunata” del mare, arrivano solo i loro corpi come testimonianza delle ingiustizie subite e della responsabilità di noi europei.

Come Casa della carità non possiamo che esprimere tutto il nostro dolore per questa nuova tragica morte e, al contempo, la nostra contrarietà nei confronti di una politica – italiana ed europea – che si dimostra incapace di gestire il fenomeno migratorio nel rispetto della dignità delle persone e dei loro diritti. Proprio oggi il Parlamento italiano ha nuovamente votato a favore del rifinanziamento della guardia costiera libica, le cui azioni illegali ed efferate sono state condannate persino dalle stesse agenzie delle Nazioni Unite.

E allora, ancora una volta e con più decisione, torniamo a chiedere all’Italia e all’Europa un decisivo cambio di rotta in tema di politiche migratorie, fondato sull'avvio di corridoi umanitari europei per chi fugge da situazioni di conflitto, sul ripristino di un'operazione vera di ricerca e soccorso in mare e sull'apertura di canali di ingresso regolari per chi migra in cerca di un futuro migliore.

È tempo di rinnovare l’impegno per promuovere una cultura di solidarietà, inclusione e rispetto dei diritti umani fondamentali, a partire innanzitutto dal diritto alla vita.

 
 

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