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Solitudine e isolamento: le conseguenze della pandemia sugli anziani

Ne abbiamo parlato con i nostri operatori Doudou Khouma e Vanessa Caputo, che seguono gli anziani del quartiere Adriano e Crescenzago

30 ottobre 2020

È stato presentato questa mattina il volume “L’anziano e la città. L’impegno della comunità urbana a favore degli anziani” di Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria, alla cui realizzazione hanno partecipato anche il nostro presidente don Virginio Colmegna e l’Associazione Amici Casa della carità.

Scrive don Colmegna nella premessa al libro: “Per lo psichiatra Eugenio Borgna, «non sono gli anni, e nemmeno i giorni, a farci vivere a lungo ma l’animo». Crediamo vi sia un elemento che, se non può posticipare l’invecchiamento e il sopraggiungere delle fatiche, può almeno alimentare quell’animo di cui parla Borgna, ed è la comunità e la nostra proposta di comunità come antidoto non è ideologica, ma scaturisce dall’esperienza che abbiamo fatto come Casa della carità. Quando abbiamo aperto le porte, abbiamo pensato che dovevamo creare un’alleanza con la comunità territoriale, a partire dai cittadini avanti negli anni che lì già abitavano. Da questa intuizione è nato il progetto «Casa Anziani», che se da una parte permette agli anziani del quartiere di frequentare la Casa e vivere attività sociali, dall’altra ha risvegliato nella Fondazione un’attenzione vivace per le problematiche di coloro che non sono più giovani”. Un impegno che è proseguito anche in questi ultimi anni, grazie anche alla collaborazione con l'Associazione Amici Casa della carità, per costruire una rete di prossimità sul territorio del quartiere Adriano e Crescenzago.

Ma come stanno vivendo i nostri “nonni”, gli anziani del quartiere, questo periodo segnato dalla pandemia di Covid-19? Da febbraio non abbiamo più potuto accoglierli alla Casa - dove venivano ogni mercoledì e venerdì per trascorrere la giornata - ma continuiamo a seguirli da vicino. Ne abbiamo parlato con Doudou Khouma e Vanessa Caputo, rispettivamente responsabile e operatrice di Casa Anziani.

Il gruppo di Casa Anziani
 

“Fino a 10 giorni fa siamo andati a trovarli a casa, rispettando il distanziamento e con la mascherina, ma senza troppa ansia. Poi con l’aumento dei casi abbiamo avuto qualche remora e quindi abbiamo smesso di andare come gruppo completo di operatori ma solo due alla volta, o, per chi vive ai piani bassi, ci siamo incontrati dal balcone. Alcuni stati incontri molto intensi, in cui i nonni ci hanno raccontato parti di vita che a noi erano sconosciute. La solitudine forse fa riemergere vecchie ferite e dà la spinta a raccontare cose di sé prima taciute. Ora però, visto l’aggravarsi della situazione, abbiamo smesso del tutto di andare a trovarli e ci concentriamo sulle telefonate, che sono sempre più frequenti, perché abbiamo rilevato che fanno tanta fatica”, esordisce Vanessa. 

Li sentiamo spesso, oppure sono gli stessi nonni che chiamano noi, e monitoriamo tutti i loro problemi. Per esempio, seguiamo le varie incombenze burocratiche che hanno: adesso che molte cose si devono fare online, per gli anziani è tutto più complicato. Oppure li accompagniamo ai servizi pubblici o a fare visite mediche e controlli, perché non c’è solo il Covid, le altre patologie ci sono ancora e vanno seguite”, aggiunge Doudou. 

 
Una delle serenate dal balcone per i nostri nonni
 

Durante il lockdown, infatti, molte visite sono saltate e quindi i nostri operatori sono stati impegnati a fissare nuovi appuntamenti per i nonni. Non mancano poi quelli che hanno problemi economici e quindi si cerca di sostenerli con un pacco viveri.

Un altro aspetto che sottolinea Doudou, e di cui si parla poco, è quello dei caregiver, ossia quei familiari che si prendono cura, spesso 24 ore su 24, di un parente anziano, malato o disabile: “Anche per loro la situazione che stiamo vivendo è molto pesante. Quei due giorni in cui i nonni venivano alla Casa rappresentavano un piccolo momento di sollievo, che ora è completamente venuto a mancare”. Una fatica che sentono anche alcune delle nostre nonne che, nonostante l’età, ricoprono esse stesse il ruolo di caregiver.

A prevalere è un grande senso di solitudine e isolamento, anche per chi non è completamente solo e ha ancora dei parenti stretti. Spiega Vanessa: “I familiari hanno paura di portare il virus ai nonni e quindi non vanno a trovarli o, se vanno, si fermano poco tempo e stanno sempre a distanza. Alcuni ci hanno raccontato che non riescono più nemmeno a condividere un pasto insieme ai loro cari”.

 
Le attività di ginnastica per gli anziani della Casa
 

La pandemia sta influenzando molto lo stile di vita degli anziani che, senza più passeggiate e momenti all’aria aperta, si è fatto ancora più sedentario, con gravi conseguenze per la loro salute fisica e psichica. Spiega il responsabile di Casa Anziani: “C’è chi è bloccato a casa da quasi un anno, perché magari già prima del lockdown aveva avuto qualche acciacco e non usciva da un po’. E anche quelli che lo facevano, ora stanno avendo grossi problemi di mobilità, perché non fanno più movimento o anche quelle piccole attività di ginnastica che facevamo qui alla Casa. Tutte le attività di socializzazione sono ferme e questo li sta riportando indietro, non hanno stimoli, non sanno come far passare la giornata e si annoiano tutto il giorno davanti alla tv”.

E sono proprio i momenti di socializzazione e lo stare insieme a mancare di più ai nonni: almeno quei due giorni ci divertivamo, ci dicono, passavamo tempo in modo diverso, stavamo in compagnia, racconta l’operatrice della Casa della carità. Gli anziani non hanno solo nostalgia degli operatori, che pure sono figure importanti e di riferimento per loro, ma a mancargli sono proprio gli altri componenti del gruppo, perché, spiega ancora Vanessa, “si divertivano a stare con i loro pari, vivendo un rapporto diverso da quello che hanno con figli e nipoti. E quindi chi non era già in contatto con gli altri ci chiede i numeri di telefono, così possono sentirsi tra loro, ritrovare gli amici”. 

“Non fanno altro che chiederci quando riaprirà la Casa della carità, quando potranno tornare, ma con la curva dei contagi in salita abbiamo dovuto dirgli che questo non sarà possibile. Hanno paura per il virus, ma non vedono l’ora di poter tornare in via Brambilla e noi non vediamo l’ora di riaverli qui”, concludono Doudou e Vanessa.

 
 

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