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I tagli al bilancio del Comune, i servizi sociali e il contributo del terzo settore: apriamo un confronto

5 aprile 2013

Una riflessione della Casa della carità e un invito, per tutte le realtà impegnate nel sociale a Milano, a contribuire al dibattito

La Giunta del Comune di Milano sta progettando dei tagli alle spese per far quadrare i conti e chiudere il bilancio in pareggio. I tagli, dicono gli assessori, non dovrebbero riguardare i servizi sociali ma sembra difficile, proprio in un momento in cui esplodono sempre più vecchie e nuove povertà.

Giocare sulla difensiva quando si tratta di spesa sul sociale con un’impostazione che guarda solo al contenimento dei costi non serve. Bisogna superare questo limite strutturale e progettare nuovi strumenti di gestione e risposta al bisogno sociale. Poiché in passato si è esternalizzato molto, bisogna capire che non serve uno statalismo di ritorno ma una nuova strumentazione che coinvolga nuovi soggetti, una valorizzazione del patrimonio di professionalità presenti nel pubblico e una revisione degli accreditamenti sulla base dei risultati, monitorando seriamente questi ultimi. Perché allora non promuovere delle agenzie partecipate che permettano risposte celeri senza i tempi lunghi della burocrazia?

In quest’ottica, una revisione della spesa destinata al sociale è possibile. Questo non significa ridurre la potenzialità del settore, che a Milano sono grandi, ma, piuttosto aumentarle per dar forza a quel sociale che si spende innanzitutto per promuovere una cultura di responsabilità civile. Perché, è bene ricordarlo, la povertà chiede risposte culturali non solo assistenziali. Non si deve cronicizzare la povertà, ma sperimentare e monitorare una qualità di risposte che produca cambiamenti veri. Che diminuisca le persone assistite perché autonome e che non si istituzionalizzi la povertà. Serve spendere meglio ed è possibile se si rende più flessibile e pubblica la risposta al bisogno. Infine, bisogna unificare gli strumenti di risposta: l’attivazione delle borse lavoro e delle aziende disponibili, per esempio, sono gestite da due diversi assessorati.

Ancora una volta, emerge l’urgenza di un cambiamento. Un’innovazione che coinvolga quel terzo settore che avverte come prioritaria la visione di una Milano compiutamente solidale e che valorizzi la tanta gratuità presente facendone un patrimonio imprescindibile per una politica amministrativa legata al bene comune. Di fronte ai tagli il rischio è che vadano in difficoltà proprio quelle realtà che più hanno contribuito a rendere Milano un laboratorio di sperimentazione e innovazione sociale.

don Virginio Colmegna

Alla luce di questa situazione, la proposta della nostra fondazione è avviare un dibattito franco e trasparente con tutti i soggetti che hanno contribuito a una cittadinanza inclusiva. Casa della carità ha lanciato questa prima riflessione e mette a disposizione questo spazio virtuale. Il confronto è aperto, attendiamo fiduciosi le idee e le riflessioni di tutti coloro che in città, ogni giorno, si impegnano in favore di una vera coesione sociale.

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