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Casa della Carità
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"Non ci siamo sentiti operatori di accoglienza, ma accolti"

Gli scout del clan Torre d'Avorio del gruppo Agesci Bologna 13 raccontano la loro esperienza comunitaria in Casa della carità

Alla Casa della carità ospitiamo spesso gruppo di scout, che trascorrono qualche giorno nella nostra sede. Abitando la Casa per alcuni giorni, ragazzi e ragazze hanno la possibilità di condividere la quotidianità di ospiti, operatori e volontari e di essere coinvolti in prima persona per dare supporto in alcuni servizi offerti dalla Casa.

Dal 4 al 7 gennaio, in via Brambilla è stato ospite il clan Torre d'Avorio del gruppo scout Agesci Bologna 13: un gruppo di 17 ragazze e ragazzi tra i 17 e i 21 anni, a cui abbiamo chiesto di parlarci della loro esperienza in Casa della carità.

È la prima volta che fate un’esperienza del genere, in una struttura di accoglienza?
Singolarmente avevamo già svolto servizi simili, ma come comunità è la prima volta.  

Come mai avete scelto proprio la Casa della carità?
Volevamo trascorrere qualche giorno di servizio comunitario e abbiamo scelto questa Casa perché ci è stata consigliata da un ragazzo del nostro clan, che era stato qui l’anno scorso.  

Che cosa vi aspettavate prima di venire qui?
Non ci aspettavamo una realtà così strutturata e diversificata e la varietà e vastità dei progetti che ci sono per gli ospiti. Un fatto che ci ha stupito particolarmente è l’equilibrio che si crea tra gli ospiti, nonostante la diversità di provenienza ed età.  

Come avete vissuto la Casa e che cosa vi lascia questa esperienza?
In questi giorni abbiamo cercato di aiutare in lavori pratici, come l’assistenza alle lavatrici o dando una mano nelle pulizie, ma sentiamo anche di essere cresciuti sul piano personale: è stato bello aver conosciuto persone così arricchenti, disposte a dialogare con noi. Ci sono piaciuti i progetti che ci sono per gli ospiti e i tanti luoghi della Casa, come la Biblioteca o l’auditorium, a disposizione di tutti. Ci hanno colpito i volontari e le persone che ogni giorno si dedicano al miglioramento e allo sviluppo di questa comunità. Abbiamo sentito molto la grande praticità di una comunità così grande, che va avanti e funziona grazie a tutti gli operatori, come Cristina che ci ha seguito in questi giorni, e a don Virginio. Non ci siamo sentiti operatori di accoglienza, ma accolti: parte di questa comunità, seppur per poco tempo. Questo rovesciamento di ruoli non ce lo aspettavamo, ma ci è piaciuto. Da questa esperienza ci portiamo a casa: speranza, sorrisi, emozioni, storie, canti e colori. E soprattutto un modo diverso e migliore di approcciarci con la realtà di ogni giorno e con le persone che ci sono intorno a noi.


I gruppi scout che volessero partecipare ad un'esperienza comunitaria in Casa della carità possono scrivere a [email protected]

[immagine d'archivio]


 

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