1. Vai al contenuto della pagina
  2. Vai al Menu Principale
Casa della Carità
dona ora
 
 
 

Contenuto della pagina

 

"Serve un respiro nuovo per costruire la città del futuro"

Una riflessione del nostro presidente don Virginio Colmegna, all'indomani dell'iniziativa "Un canto per Milano"

15 luglio 2020

Mi ha fatto piacere partecipare, ieri sera, all’evento “Un canto per Milano: la città della cultura e del bene insieme per guardare avanti. Un titolo emblematico, che a mio parere non è solo uno slogan, ma rappresenta una caratteristica di Milano, che in tanti momenti della sua storia ha saputo mettere insieme le sue forze migliori, per pensare e costruire il futuro della città.

Lasciatemelo dimostrare, dando spazio ai ricordi. Quando il cardinale Carlo Maria Martini volle Casa della carità, condivise il suo sogno con l’allora sindaco di Milano Gabriele Albertini. Tra i due vi era un legame di stima ed erano quegli gli anni degli “Stati Generali della città di Milano”, che si svolsero al Piccolo Teatro, dove Martini tenne un discorso per me profetico che, citando Aristotele, era incentrato sull’amicizia come valore politico in grado di “tenere insieme la città”.

Per realizzare il progetto di Casa della carità, il cardinal Martini chiese al Comune la disponibilità di un edificio di proprietà pubblica, individuato allora in una scuola abbandonata da anni del quartiere Crescenzago, e volle una fondazione di diritto canonico, che avesse come garanti l'Arcivescovo pro tempore della Diocesi di Milano e il sindaco della città, chiedendo al Comune di nominare un membro del Cda e due revisori dei conti. Martini fece questa scelta per indicare che Casa della carità sarebbe stata un dono per Milano, dove praticare il valore della gratuità nell’accoglienza dei più fragili, dei poveri, degli “sprovveduti”, come lui li chiamava, e da loro partire per ripensare la città e costruire quella ”amicizia civica”, di cui aveva parlato agli Stati Generali.

La Casa non sarebbe stata, e non è, solo uno spazio di ospitalità, ma un luogo che produce e promuove cultura, dialogo, condivisione, coesione sociale, che sa far crescere nella città un’energia di speranza sociale, culturale, economica e anche spirituale. 

Albertini lo avvertì e condivise con Martini quel sogno, tanto che allora disse che se la Fondazione avesse trovato i fondi sufficienti per realizzare il progetto, lui si sarebbe impegnato a raddoppiarli, come segno di fiducia. Lo stesso impegno, e mi fa piacere ricordarlo in questa occasione, lo prese anche con il Teatro Parenti, che era in fase di ristrutturazione. Con questi gesti significativi, l’allora sindaco tracciava un percorso per il futuro di Milano, indicando quanto solidarietà e cultura fossero dei determinanti fondamentali per la città. 

Come Casa della carità, non solo siamo convinti di questo, ma crediamo anche che solidarietà e cultura siano profondamente legate. Per questo, avviammo il nostro percorso con la scelta simbolica di svolgere la cerimonia della posa della prima prima pietra al Planetario, dove lo scorso anno siamo tornati per dare vita al percorso formativo “Con uno sguardo umano - Fermare la disumanizzazione, fare insieme il futuro”, portato avanti con la Casa della Cultura di Milano.

E non a caso, fin dagli esordi la nostra Fondazione si è legata ad alcune importanti istituzioni culturali della città, come il Teatro No’hma di Teresa Pomodoro, oggi guidato da Livia, con il Piccolo Teatro, con il Conservatorio. La stessa Casa della carità, in questi anni, è stata colma di iniziative culturali: penso ai convegni internazionali organizzati con le università, cui hanno partecipato personalità del calibro di Bauman, Kleiman, Appadurai. 

Un momento della serata "Un canto per Milano"
 

Non dico tutto questo per celebrare ricordi o per rivendicare qualcosa, ma per emozionarci insieme e continuare a immaginare il futuro insieme, aggregando le tante e diverse anime della città. Ce lo indica anche Papa Francesco con la Laudato Si’: abbiamo necessità che si sprigioni una cultura di appartenenza, di cittadinanza, che non separi la città dei forti dalla città dei deboli, riversando su quest’ultima bontà e solidarietà da una parte, oppure chiusura e contenimento dall’altra. Serve un respiro nuovo, serve mettere in campo un’energia del possibile che dopo la pandemia è ancora più urgente.

Recentemente la corte costituzionale ha emesso una sentenza sul valore della cogestione, nella quale si rimarca il valore pubblico e non privatistico della solidarietà che, mettendo al centro la persona umana, agisce per il bene comune e per l’interesse pubblico. Per questo non siamo e non vogliamo sentirci solo “restauratori di emergenze”, ma sentiamo un legame quotidiano di prossimità coi deboli, che è un legame di natura culturale. 

Ed è per questo che chiedo che il Terzo Settore possa avere, nella nostra città, un ruolo sistematico, che si crei una “consulta” permanente dove ci si possa far scorrere questa energia, potenzialmente etica, spirituale, concreta, di competenza, di professionalità. È un appello che rivolgo a tutti noi e in particolare alle istituzioni di Milano: abbiamo bisogno di avere uno sguardo diverso che sappia annoverare come patrimonio culturale della città tutte quelle realtà sociali che chiedono di uscire dall’emergenza, di non essere citate solo come testimoni di bontà, ma di superare il rischio dell'assistenzialismo, generando invece una vera e propria cultura di solidarietà.

Propongo come esempio tre percorsi importanti che stiamo realizzando. Uno è quello di Prima la Comunità, che vede la partecipazione di decine di realtà pubbliche e del privato sociale, che su tutto il territorio nazionale stanno portando avanti una sperimentazione sulle cosiddette “case della salute”, per riportare la medicina sui territori e tornare a vedere la cura come l’intreccio di sociale e sanitario. Una sperimentazione che avvieremo anche in Casa della carità. che sarà riferimento per tutto il quartiere di Crescenzago. L’altro è quello della “Città amica degli anziani”, un piano per ripensare la città, la stessa urbanistica, per venire incontro alle esigenze degli anziani e continuare a vederli come parte attiva della comunità. Sono, questi, due esempi che dimostrano che è necessario passare dall’emergenza all’urgenza e far nascere, dai problemi della quotidianità, proposte positive e innovative.

Cito infine uno dei progetti della nostra Biblioteca del Confine che, nel solco dell’intuizione Martiniana, parte dai deboli per costruire una nuova idea di città. È la “Società di lettura” che, per me, è un’esperienza meravigliosa perché mette in relazione ragazzi milanesi, minori stranieri non accompagnati e giovani detenuti del carcere di San Vittore. Le giovani generazioni protagoniste di questo progetto sono quelle che costruiranno la Milano del domani, che ci fanno respirare un futuro diverso.

In Casa della carità, prima ancora che scoppiasse la pandemia, avevamo avviato “Regaliamoci futuro”, un percorso per ripensarci nel domani, che oggi è ancor più significativo, per dare un nuovo ritmo alla solidarietà, per ridare nuova linfa al patto della gratuità che ci ha accompagnato fino a ora e per continuare a costruire amicizia civica.

 
 

Il presidente della fondazione

Vuoi fare una donazione?

Iniziative di spiritualità

 
Torna ad inizio pagina