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A proposito di via Idro

24 dicembre 2015

La posizione della Casa della carità e del CeAS sul superamento dello storico insediamento milanese

La questione del campo di via Idro è una questione importante per il quartiere in cui operiamo come Casa della carità e Centro Ambrosiano di Solidarietà (CeAS), ma anche per l’intera città di Milano. Vogliamo quindi interrogarci sulla sorte delle persone che lì abitano da anni e che ora devono affrontare la chiusura dell’insediamento, decisa dall’amministrazione comunale in attuazione delle Linee guida Rom, Sinti e Caminanti approvate nel 2012 e da più parti indicata come una soluzione necessaria.

Questo campo regolare è uno spazio segnato oggi dall’isolamento, dal degrado e, spesso, anche da fenomeni di illegalità e criminalità che hanno reso sempre più difficile definirlo, come hanno fatto alcuni in passato, un modello positivo di convivenza e socialità. Molto si è detto e scritto a proposito di questo insediamento e di questo non vorremmo tornare a discutere. Quello che ci preme ora è concentrarci sul futuro delle persone che in via Idro hanno una casa e, in particolare, sul futuro di quei minori, di quelle donne e di quelle famiglie che desiderano lasciarsi alle spalle anni di degrado e isolamento per impegnarsi in virtuosi percorsi di cittadinanza.

Riteniamo sia inutile e controproducente arroccarsi su posizione di mera protesta e chiusura difensiva, lanciando strali e accuse diffamatorie, fomentando la logica sterile del tutti contro tutti. Al contrario, lasciandoci ogni polemica alle spalle, vogliamo ragionare su ciò che è possibile fare, precisando la posizione di Casa della carità e CeAS, frutto della nostra storia, del nostro impegno pluriennale con tante persone rom di Milano e delle accoglienze tutt’ora in corso di diverse famiglie rom in difficoltà.

Restiamo convinti della necessità di superare il campo di via Idro, come deciso dal Comune di Milano. Riteniamo che la chiusura dell’insediamento necessiti di tempistiche precise e certe, da definire attraverso il dialogo con il Consiglio di Zona 2 e in accordo con l’Assessorato alla Sicurezza e coesione sociale, la giunta e il Sindaco del Comune di Milano.

Contestualmente, riteniamo fondamentale proporre alle persone che abitano oggi in via Idro dei percorsi di cittadinanza, che tengano conto delle necessità specifiche di ciascun nucleo familiare, ma sappiano coniugare la valorizzazione della socialità con il rispetto della legalità. Crediamo che questi percorsi debbano essere condivisi, innanzitutto, dalle famiglie e dalle istituzioni, con l’aiuto della società civile, che debbano contenere impegni precisi in materia di lotta all’illegalità, scolarizzazione dei minori, soluzioni occupazionali e abitative, che debbano prevedere interventi specifici in favore della grave emarginazione, laddove presente e, purtroppo, a volte, cronicizzata.

Per garantire soluzioni abitative adeguate ai cittadini milanesi che ormai da oltre vent’anni hanno trovato casa in via Idro, è necessario un impegno economico da parte delle istituzioni e, ci auspichiamo, anche da parte di altri soggetti della società civile. L’obiettivo è la creazione di un fondo per facilitare l’inclusione abitativa, agendo, come indica la Strategia nazionale d’inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti, in “un’ottica partecipata di superamento definitivo delle logiche emergenziali e di grandi insediamenti monoetnici”. Apposite forme di sostegno all’affitto potrebbero favorire la ricerca di soluzioni abitative sul mercato, portata avanti, innanzitutto, dalle famiglie interessate e, poi, da tutte quelle realtà sociali che sceglieranno di impegnarsi per una chiusura positiva del campo, con la garanzia del Consiglio di Zona 2 e all’interno di tempistiche ben definite. In quest’ottica, è auspicabile sviluppare quelle “politiche integrate di cooperazione interistituzionale” raccomandate dalla Strategia Nazionale d’inclusione dei Rom, dei Sinti e dei Caminanti. Un’ipotesi interessante e innovativa, anche se in una prospettiva temporale meno immediata, potrebbe essere rappresentata dal POR - FSE (Programma Operativo Regionale 2014-2020 Cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo) della Regione Lombardia che ha, tra i suoi obiettivi, “promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione”. Resta inteso che, ad ogni modo, qualora, concluso il periodo di ricerca abitativa concordato, non venissero trovate soluzioni abitative stabili, è necessario procedere alla chiusura del campo, ricorrendo, in caso, a soluzioni di emergenza temporanee.

La proposta fin qui delineata è impegnativa e difficile. Si tratta di un’ipotesi che necessita, per essere messa in pratica, di un dialogo franco, un percorso concordato tra molti soggetti, prime tra tutte le famiglie di via Idro. È arrivato il momento di lasciarsi alle spalle valutazioni, giudizi e rivendicazioni che, apparentemente, sono a favore delle persone che vivono al campo, ma che in realtà generano uno  scontro fine a sé stesso e impediscono soluzioni praticabili.

Come Casa della carità e come CeAS, continueremo a stare nel mezzo. Continueremo a proporre percorsi condivisi di inclusione e cittadinanza a tutte quelle persone che vivono momenti di difficoltà. Continueremo a mettere a disposizione, innanzitutto, i nostri spazi, come abbiamo sempre fatto, e, qualora non bastassero, a sostenere la ricerca di nuovi. Continueremo ad aiutare le persone che si ritrovano escluse ad affermare i loro diritti, senza per questo rinunciare alla promozione di una reale convivenza e di una vera legalità. Vogliamo aprire canali di dialogo positivo e iniziare percorsi di inclusione volti al benessere dell’intera cittadinanza, a cominciare dalle persone che scelgono di intraprenderli. Per percorsi come questi, noi ci siamo.

 
 

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