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Casa della Carità
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Profughi a Bruzzano: il diario di un'accoglienza

24 luglio 2015

Il racconto, giorno per giorno, del progetto di accoglienza promosso dalla Casa della carità e dalla parrocchia della Beata Vergine Assunta nei locali dell'oratorio di Bruzzano: le storie dei migranti, i pensieri dei volontari e le riflessioni degli operatori

 
  • Le ragioni di un'accoglienza: perché la Casa della carità ha deciso di lanciare questo progetto: clicca qui
  • I numeri di un'accoglienza: 351 persone ospitate (a cui si aggiunge la piccola Sarah, nata il 13 agosto), 13 paesi di provenienza (Nigeria, Somalia, Siria, Eritrea, Sudan, Senegal, Ghana, Camerun, Togo, Gambia, Iraq, Pakistan e Bangladesh).
 
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31 agosto: le ultime partenze

I richiedenti asilo sono stati ricollocati dalla Prefettura in altre strutture della Regione. I cosiddetti "transitanti", che vanno verso il Nord Europa, sono ritornati all'hub del Comune in stazione Centrale. Una ragazza "dublinante", rimandata indietro dalla Germania alcune settimane fa, è stata accolta in Casa della carità temporaneamente. 

Nell'ultimo giorno di accoglienza a Bruzzano, i freddi termini tecnici con cui si identificano i migranti stridono a confronto delle emozioni dei tanti volontari, toccati e commossi nello smantellare il centro d'accoglienza, nel vedere il grande salone con le brandine vuote e, soprattutto, nel salutare gli ultimi ospiti. 

"Mi sento proprio vuota" confessa una volontaria, mentre sistema il bar dell'oratorio diventato magazzino. Sui muri dell'oratorio, però, rimangono i segni di un mese intenso, partecipato, bello: il grande fiocco rosa con cui è stata accolta la neonata Sarah e una mappa del mondo con le 13 provenienze delle 351 persone (tra cui 63 minori) ospitate in 39 giorni di accoglienza. 

 
 

Domenica 30 agosto: un quartiere in festa

Una grande festa che ha chiamato a raccolta un intero quartiere. E' quanto accaduto domenica sera a Bruzzano, quando i volontari hanno organizzato un saluto collettivo agli ultimi profughi rimasti, che sarebbero partiti l'indomani.

Intorno al falò, alcuni ospiti hanno letto messaggi di ringraziamento alla comunità che li ha accolti. Come accade in diverse culture, anche africane ha spiegato il mediatore Tzaie, al fuoco sono stati poi affidati i nomi di ospiti e volontari affinché, così come fa il fumo, anche i loro sogni e le loro speranze possano volare alti. Don Paolo non ha mancato di ricordare chi, invece, durante il viaggio verso l'Europa ha perso la vita.

Domenica, però, non c'è stato spazio per le lacrime e la nostalgia. E così, dai ghanesi ai nigeriani, dagli eritrei ai pachistani, tutti hanno voluto cantare e ballare al ritmo delle loro musiche tradizionali.

 
 

Venerdì 28 agosto: arriverderci Bruzzano!

Arrivi e partenze. Incontro, dialogo, amicizia e persino la nascita di una nuova vita. Tutto questo, e molto di più, è stato il progetto di accoglienza dei profughi all'oratorio di Bruzzano.

Lunedì, gli ultimi ospiti rimasti lasceranno la parrocchia della Beata Vergine Assunta. Qualcuno ripartirà alla volta di altri Paesi, altri rimarranno in Italia e troveranno ospitalità in strutture adeguate.

Prima che l'esperienza di Bruzzano sia conclusa, però, ci sarà ancora il tempo, domenica sera, per stare tutti insieme in oratorio, divertirsi, giocare, chiacchierare. Dirsi, chissà, arrivederci.

 
 

 
 

Giovedì 27 agosto: finalmente, un sorriso

Il progetto di accoglienza dei profughi è agli sgoccioli. Nonostante questo, a causa del grande flusso di migranti sbarcati negli ultimi giorni, a Bruzzano si registrano ancora nuovi arrivi.

Sono soprattutto giovani eritrei. Ad accoglierli, gli instancabili volontari e i mediatori linguistici. Qualche domanda, e poi per tutti sono messi a disposizione vestiti puliti, asciugamani, spazzolino e dentifricio.

Intanto in giardino, c'è chi gioca a carte e chi improvvisa una partitella a calcio. Altri chiacchierano, un po' in italiano e un po' in arabo. Ma l'immagine più bella è vedere sorridere, finalmente sereno, un ragazzo eritreo arrivato due giorni fa.

 
 
 

 

Mercoledì 26 agosto: "Welcome!"

A pochi giorni dalla chiusura del progetto di accoglienza, il cortile dell'oratorio di Bruzzano è tornato a popolarsi. Martedì sera sono arrivati altri 28 ospiti, 27 dei quali provengono dall'Eritrea. 

Sui loro corpi provati dal viaggio per il deserto e per il mare, i segni di indicibili sofferenze. Sui loro volti tanta stanchezza, ma anche il sorriso di chi spera in una vita migliore di quella lasciata alle spalle.

Qualcuno, timidamente e con un filo di voce, confida ai volontari e agli operatori della Casa della carità quello che ha passato prima di arrivare in Italia. Altri, accompagnati da alcune giovani volontarie, hanno raggiunto i loro connazionali nel centro di Milano. Qui, sperano di trovare dei contatti per raggiungere, probabilmente, il nord Europa. Al loro ritorno sembrano sereni, stringono a tutti la mano dicendo: "Welcome!". 

 
 
 

 

Martedì 25 agosto: questa è la mia famiglia

Si racconta tanto a Bruzzano. Non è raro, infatti, trovare ospiti e volontari seduti vicini, sulle panchine del grande giardino dell'oratorio, mentre mostrano gli uni agli altri le foto della propria famiglia, oppure parlano della propria storia.

Come quella di Abbas, pachistano, sbarcato alcuni mesi fa a Catania. Proprio la città dove è nato e cresciuto Salvo, il volontario che gli siede accanto.

Pochi metri più in là, non si fermano le sfide a calcetto oppure a ping pong. Ma non c'è più tempo, la cena è pronta per essere servita. Alle 8 in punto don Paolo suona la campana: "Tutti a tavola. It's time for dinner".

 
 

 

Lunedì 24 agosto: inizia l'ultima settimana

C'è brutto tempo e il parco giochi dell'oratorio è deserto. Tutti i bambini che erano stati accolti con le loro famiglie, infatti, hanno lasciato Bruzzano. Molti si sono diretti verso il nord Europa. Altri, come la piccola Sarah con mamma Precious e papà Gideon, hanno trovato accoglienza in altre strutture della città.

Alla parrocchia della Beata Vergine Assunta è cominciata l'ultima settimana del progetto di accoglienza della Casa della carità.

Dal 24 luglio sono state ospitate, almeno per una notte, quasi 300 persone. Oggi all'oratorio San Luigi sono rimasti in 47.

 
 

 

Venerdì 21 agosto: la carica dei 130

Allestimento dei tavoli per colazione, pranzo e cena e successive pulizie. Sistemazione degli ambienti, organizzazione del guardaroba e corso di italiano. E, naturalmente, accoglienza. Le attività portate avanti dai volontari dell'oratorio San Luigi sono tantissime. A scandirle, giorno per giorno, ora per ora, una tabella con colori e numeri, per capire chi c'è, chi non c'è, chi fa cosa.

In queste in queste quattro settimane sono stati più di 130 i volontari che si sono alternati a Bruzzano. Persone di ogni età che si sono messe in gioco per il progetto di accoglienza della Casa della carità. Alcune già frequentavano la parrocchia, altri sono residenti del quartiere che hanno aderito a questa esperienza. Come alcuni medici della zona che hanno messo a disposizione la loro professionalità.

Tra i tanti volontari ci sono anche quelli dell'Associazione Articolo 21, che riunisce alcuni detenuti ed ex detenuti del carcere di Bollate.
Anche loro, in queste settimane, hanno dato un contributo fondamentale.

 

 

Giovedì 20 agosto: arrivederci, maha-s-salâmati

Oggi al corso d'italiano che si tiene quotidianamente in oratorio c'è un docente speciale. Ad affiancare Monica, l'insegnante, e i volontari c'è Kingsley, ghanese, a Bruzzano con la moglie Florence, che ha già seguito alcune lezioni e aiuta gli altri ospiti, che ascoltano con attenzione, a ripassare l'alfabeto.

Ma il corso di lingua non è a "senso unico". Mentre nella saletta c'è chi impara l'italiano, in cortile Adin, proveniente dall'Eritrea, insegna qualche parola in arabo a una giovane volontaria.

Ma non c'è molto tempo. Adin, sua moglie Hager e  i loro tre bambini, più uno in arrivo, stanno per lasciare Bruzzano, destinazione Germania. Maha-s-salâmati!

 
 

Mercoledì 19 agosto: di partenze e arrivi

Il cortile dell'oratorio, che fino a ieri pullulava di piccoli, oggi è quasi deserto. Questa mattina, infatti, sono state una quindicina le persone, di cui la metà bambini, che hanno lasciato Bruzzano per continuare il loro viaggio verso il nord Europa.

Altre, però, ne sono arrivate. Dodici profughi provenienti dalla Nigeria sono stati accolti martedì sera. Ad aspettarli, oltre ai volontari bruzzanesi, anche una decina di animatori dell'Azione Cattolica di Prato, che hanno trascorso la serata in oratorio.

Tra arrivi e partenze che si alternano, c'è invece chi ha scelto di restare. Come Precious e Gedeon, anch'essi nigeriani. Da un paio di giorni la loro piccola Sarah, nata lo scorso 13 agosto all'ospedale Sacco, è tornata a casa a Bruzzano ed è diventata la "mascotte" dell'oratorio. Tutti la cercano, tutti chiedono di lei per sapere come vanno i suoi primi giorni di vita. "Sta benissimo!", ha detto il pediatra che l'ha visitata.

 
 

Martedì 18 agosto: aggiungi un posto a tavola

E' un pomeriggio tranquillo a Bruzzano. I bambini, per nulla spaventati dal temporale che sta per arrivare, giocano in cortile. Tra i profughi accolti c'è chi si riposa, chi chiacchiera con i volontari e chi prova a telefonare a casa.

In visita all'oratorio ci sono oggi gli animatori dell'Azione Cattolica di Prato che, nel corso del loro viaggio a Milano, hanno voluto conoscere l'esperienza di accoglienza alla parrocchia Beata Vergine Assunta. Ma nemmeno il tempo di fare un giro della struttura, ed ecco la telefonata: altre 12 persone stanno per arrivare a Bruzzano.

E così gli ospiti pratesi si uniscono ai volontari di casa per sistemare le brandine nel salone
. Anche la cena è quasi pronta e in men che non si dica anche le tavolate sono apparecchiate. Questa sera a Bruzzano c'è da aggiungere qualche posto in più...

 
 

Lunedì 17 agosto: Ferragosto a Bruzzano

I profughi accolti e gli ospiti della Fondazione, gli anziani soli delle periferie, i volontari della parrocchia Beata Vergine Assunta e gli operatori della Casa della carità. Tantissime persone di ogni età, provenienza e religione hanno affollato sabato l'oratorio di Bruzzano per una grande e gioiosa festa di Ferragosto

Dopo il pranzo, aperto con una preghiera multireligiosa "per la pace nel mondo", c'è stato spazio per la musica e le danze, che hanno coinvolto tutti i presenti. Massimo De Vita del Teatro Officina ha poi interpretato alcuni brani dallo spettacolo "L'ultima Cena: La cena degli ultimi".

"E' stata una giornata di una bellezza unica e una festa riuscita in tutti gli aspetti - ha detto soddisfatto don Paolo - a fine giornata i volontari erano stanchissimi, ma molto contenti di questa esperienza, a cui ha partecipato anche tanta gente del quartiere che è passata in oratorio nel pomeriggio, per continuare a fare festa insieme".

 
 
 

 

Giovedì 13 agosto: è nata Sarah!

Ha fatto attendere tutti. Forse l'oratorio di Bruzzano le piaceva e così, mentre la sua mamma era lì ospitata Sarah ha deciso di restare in pancia per tre giorni oltre il termine della gravidanza. Poi è arrivata, per la gioia di tutti, a cominciare dai genitori Precious e Gideon.

La coppia è stata una delle prime ad arrivare a Bruzzano, quando il progetto è cominciato lo scorso 24 giugno. Sono arrivati insieme ad un gruppo di connazionali, tutti provenienti dalla Nigeria via Sahara e Mediterraneo. Loro, a differenza di siriani ed eritrei, hanno deciso di restare in Italia e così si sono fermati in oratorio, in attesa di completare la domanda di asilo e di essere ricollocati in un centro di seconda accoglienza. 

Dove ora troveranno posto in tre: mamma, papà e la piccola Sarah che ora, con i suoi 3,5 chili per 50 centimetri, dorme serena nella culla dell'ospedale Sacco. 

 
 

Mercoledì 12 agosto: il momento della partenza

Tra i compiti che operatori e volontari svolgono  a Bruzzano, c'è anche accompagnare in stazione i profughi che decidono di ripartire. "Arriviamo fino ai binari, li aiutiamo coi bagagli sul treno e, se serve, con la lingua e i controllori", spiega Lorenzo.

Succede in particolare con le famiglie siriane ed eritree. Anche se l'accoglienza è spesso breve, i saluti sono un momento toccante. Ci si chiede cosa succederà loro, se riusciranno a giungere a destinazione e se i loro lunghi viaggi arriveranno finalmente a conclusione. Ma non c'è solo emozione.

C'è anche la consapevolezza che la situazione potrebbe essere diversa, che queste persone potrebbero muoversi all'interno dell'Europa in altri modi, regolari, e che è ingiusto che gli stati Ue non si mettano d'accordo per evitare ulteriori fatiche a chi fugge da guerre e dittature.

 

Martedì 11 agosto: di pulizie e gravidanze

Matilde, che ormai alcuni profughi, scherzando, chiamano mama, è soddisfatta. "Non erano nemmeno le otto di mattina e due dei nostri ospiti si sono messi a pulire il giardino". "Il giorno prima li avevo spronati io, ma oggi lo hanno fatto spontaneamente".

Non è un caso isolato. Ci sono anche un po' di pigrizia e qualche lamentela, ma capita molto più spesso che i profughi diano una mano: a pulire il refettorio, a preparare la macedonia, a tradurre per qualche nuovo arrivato.

Intanto, per una donna incinta accolta durante i primi giorni del progetto, è arrivato il giorno del termine. Anzi, è stato anche superato. In una borsa col suo nome, il corredo per il bambino è pronto, lei sta bene e attende insieme al suo compagno, seguita dalla dottoressa. In oratorio, si aspetta il gran giorno...

 


Lunedì 10 agosto: storie che si intrecciano

Nazionalità, lingue e religioni diverse. Stati d’animo, percorsi e motivazioni differenti. In una sola parola, storie. Che a Bruzzano, in queste prime settimane di accoglienza, si sono incrociate e conosciute.

Sono quelle dei 231 profughi che hanno trascorso alcuni giorni nei locali dell’oratorio adibiti a centro di accoglienza. Ma sono anche quelle degli oltre cento volontari che, insieme agli operatori della Fondazione, quel centro sono capaci di farlo funzionare con efficienza e con quell’aggiunta di vicinanza e calore umano che lo rende più accogliente di quello che potrebbe sembrare con le sue brandine vicine e le sue ampie stanze.  

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Venerdì 7 agosto: due settimane, duecento ospiti

Ad esattamente due settimane dall'inizio del progetto il numero degli accolti supera quota 200 a Bruzzano. Ultimi arrivi 26 persone provenienti dal Bangladesh e dal Pakistan collocate dalla Prefettura temporaneamente in oratorio. 

Nuovi paesi di provenienza che si sommano a quelli che i volontari hanno imparato a conoscere bene, come la Siria. Mohamed viene da Latakia, sulla costa. La sua casa era vicina a una caserma dell'esercito e le bombe "ci sono cadute a tanto così".È scappato in Egitto, si è imbarcato vicino ad Alessandria ed è arrivato in Italia. 

"Non è la prima volta" racconta. "Venticinque anni lavoravo come ingegnere in un'azienda navale e son venuto parecchie volte a Venezia e Ravenna". Oggi ci è dovuto tornare facendo 8 giorni di viaggio stipato su una piccola imbarcazione con altre 500 persone.


 

Mercoledì 5 agosto: lezioni di italiano

"Mi chiamo Gift". "Vengo dalla Nigeria". Al termine della mattinata, i primi risultati erano lì tutti da ascoltare nelle prime parole in italiano dei profughi accolti. A Bruzzano, per le persone che hanno manifestato la volontà di fare domanda d'asilo in Italia, si sono organizzate alcune prime, basilari lezioni di lingua.

Non un corso professionale, ma una giocosa infarinatura in vista dei percorsi di apprendimento più strutturati che i richiedenti asilo frequenteranno una volta spostati in altri centri della Regione, adatti a una permanenza di medio-lungo periodo. 

A svolgere il ruolo di professori i più giovani tra i volontari, abbastanza ferrati in inglese per comunicare con gli ospiti, soprattutto nigeriani. "Erano molto attenti ed entusiasti", racconta Martina. "È stato divertente".

 
 

Martedì 4 agosto: una telefonata dalla Germania

"Siamo arrivati. Stiamo bene". Una telefonata apparentemente normale, di quelle che si fanno a casa, quando si va in ferie. E invece a chiamare il numero di uno degli operatori che lavorano a Bruzzano è stata una famiglia siriana, accolta pochi giorni prima e ripartita alla volta del Nord Europa. 

Il loro treno non aveva avuto particolari controlli e il gruppo, con diversi bambini, era riuscito a raggiungere Monaco di Baviera. Il loro viaggio, lungo e pericoloso, iniziato parecchi mesi prima da Homs, era concluso: erano finalmente arrivati in Germania, dove vivono parenti ed amici e dove anche loro faranno richieste di asilo politico. 

"Nonostante siano rimasti qui a Bruzzano molto poco, ci hanno chiamato per avvisarci e la cosa ci ha fatto molto felici", spiega il responsabile del progetto per la Casa Fiorenzo De Molli. "Significa che si sono sentiti accolti in questo oratorio".

 
 

Lunedì 3 agosto: accoglienze anche dalla Germania

È arrivata sola, a Malpensa, con un volo decollato in Germania. È una delle ultime ospiti, una giovane del Corno d'Africa rimandata in Italia perché le sue impronte digitali erano state prese dalle forze dell'ordine del nostro Paese, appena dopo lo sbarco. 

Fa niente se lei, nel frattempo, aveva continuato il suo viaggio verso Francoforte e qui vi era rimasta oltre un anno, imparando anche il tedesco. I regolamenti Ue parlano chiaro: un profugo deve chiedere asilo nel primo Paese dell'area Schengen in cui arriva. E così Bruzzano le hanno dato una cena e un letto, in attesa che venga trasferita in un centro più adatto. 

Insieme a lei, son arrivati anche tanti piccoli siriani, per la gioia dei volontari più giovani, ma anche di quelle più anziane. Nel cortile del centro, sono comparsi tricicli e palloncini, donati dal quartiere e, in mattinata, si è improvvisato un laboratorio di perline, per realizzare braccialetti e collanine. Li porteranno con loro nel prosieguo del viaggio. 

 
 

Venerdì 31 luglio: chiedere asilo

Il venerdì che ha segnato la fine della prima settimana di accoglienza è stato una giornata intensa a Bruzzano. La mattina è trascorsa facendo giocare i tanti bambini che sono arrivati la sera precedente in un gruppo di 15 cittadini siriani, molti dei quali dalla martoriata città di Homs.

Poi è arrivato il momento di fornire informazioni ai profughi che, in questi giorni, avevano manifestato la volontà di restare in Italia. Fiorenzo, grazie alle traduzioni della mediatrice Silvia, ha spiegato agli ospiti cosa comporta fare richiesta di asilo politico nel nostro Paese

Nel pomeriggio, infine, sono stati annunciati nuovi arrivi: 20 profughi siriani provenienti dalla stazione Centrale che portano a 143 il numero di persone accolte in questi primi sette giorni.  

 
 

 

Giovedì 30 luglio: nenonati e tv

Paradise ha due mesi ed è nata in Libia, prima che sua mamma si imbarcasse per raggiungere l'Italia. Potrebbe sembrare una contraddizione, vista la situazione caotica e violenta in cui versa il Paese da cui parte la maggior parte dei migranti arrivati sulle nostre coste. Oppure, questa scelta, potrebbe essere un auspicio. 

Ad ogni modo, oggi Paradise, sdraiata su una delle brandine dell'oratorio, scalcia chiedendo attenzioni, mentre la mamma è intenta a fare le treccine a una sua compagna di viaggio, anche lei nigeriana. Tutti e tre hanno deciso che resteranno in Italia e ora attendono con impazienza l'appuntamento in questura per fare domanda di asilo.

Lo stesso vale per altri ospiti del centro, soprattutto quelli provenienti dall'Africa occidentale. Come Francis che, nell'attesa, si concede una partita al sempre affollato biliardino.

 

Mercoledì 29: pranzi e preghiere

Un momento di silenzio per pregare, ciascuno a proprio modo. Poi un breve, ma accorato discorso del parroco don Paolo per ringraziare di queste giornate e ricordare le proprie famiglie. Che siano in Svezia o in Siria, in Nigeria o in Germania, in Eritrea o in Olanda. 

È cominciato così oggi il momento del pranzo per i 71 profughi dell'oratorio di Bruzzano. Poi, durante il pasto, c'è stato modo per volontari e ospiti di chiacchierare insieme, con i primi che ascoltavano le storie dei secondi, aiutandosi con le mappe degli smartphone per ricostruire le tappe dei viaggi compiuti.  

Ad accomunare tracciati diversi, in molti casi, le motivazioni alla base delle partenze. Idris dall'Eritrea e Kalily dal Gambia hanno lasciato entrambi i loro Paesi perché a mancare, oltre che al cibo, erano la libertà d'espressione, la democrazia e un'idea di futuro. Per questo sono venuti in Europa: per trovarle.

 

Martedì 28: una sola notte

Palestinesi d'origine, profughi in Siria. E di nuovo profughi dopo che la guerra ha sconvolto il paese arabo e li ha costretti a fuggire. Sono le sette persone, tra cui una bambina di pochi mesi, arrivate a Bruzzano. E rimaste al centro una sola notte. 

Troppa la fretta di completare un lungo viaggio, troppa la voglia di riabbracciare parenti ed amici, troppa l'urgenza di poter davvero pensare al futuro in nuovo Paese.

Svezia? Germania? Olanda?
Non lo sappiamo. L'accoglienza è durata così poco che i volontari hanno avuto giusto il tempo di offrire loro una doccia, una cena, un letto e qualche sorriso. Poi sono ripartiti: buon viaggio e buona fortuna!


 
 

Lunedì 27 luglio: nuovi arrivi

Sono arrivati in 40, quasi direttamente dalla Sicilia dove erano arrivati pochi giorni prima dal mare. Uomini e donne provenienti da Nigeria, Gambia, Ghana e Senegal. Sono i nuovi arrivi all'oratorio di Bruzzano che ha toccato così quota 90 profughi accolti

Giunti a Milano in pullman dal Sud, erano sbarcati a Lampedusa, lasciandosi alle spalle la Libia. "Una settimana là è come mille giorni all'inferno" dice un ragazzo nigeriano, ringraziando Dio per essere sfuggito alla violenza che imperversa nel paese arabo. "Ho visto bambini di 11 anni con il Kalashnikov in mano" gli fa eco un altro, mentre lava i pochi vestiti con cui è arrivato. 

Ricordi, pessimi, che lasciano il posto alla gioia per essere finalmente arrivati in Europa. "Gli italiani sono belle persone" dicono in diversi, colpiti dall'accoglienza riservata loro. 

 
 

Domenica 26 luglio: il racconto di giornali e tv

È stata una domenica di festa, la prima trascorsa dai profughi all'oratorio di Bruzzano. Nell'ampio giardino della struttura, infatti, era in programma una festa della comunità peruviana già programmata da mesi che si è svolta, senza nessun problema, in contemporanea con l'accoglienza dei migranti. 

Intanto, per quanto appena cominciato, il progetto della Casa e della parrocchia ha trovato spazio sui media. Qui sotto, ecco il servizio che TG LA7 Cronache ha dedicato all'accoglienza, mentre sulle pagine de La Repubblica Milano è uscito un articolo che racconta l'impegno di operatori e volontari.

 

Il servizio del tg di LA 7 Cronache dedicato al nostro progetto di accoglienza

 

Sabato 25 luglio: partenze e partite

Dopo gli arrivi di venerdì, sabato è già tempo di partenze. Alcuni profughi provenienti da Asmara, dopo un passaggio a Porta Venezia, dove risiede una forte comunità eritrea, hanno ripreso il loro viaggio alla volta del Nord Europa, salutando operatori e volontari. 

Per chi è rimasto, invece, è tempo di riposarsi, soprattutto per le famiglie siriane, sbarcate al Sud solo pochi giorni fa. "Siamo rimasti in in mare - spiega un giovane, raccontando il viaggio dalle coste greche a quelle pugliesi - per una settimana, ma mi è sembrato un anno". Per loro, dopo due settimane senza lavarsi, la doccia della sera prima è stata un vero sollievo. 

Ragazzi e ragazze nigeriani, invece, mentre ragionavano sulla possibilità di far domanda d'asilo nel nostro Paese e restare quindi in Italia, hanno fatto amicizia anche con le suore della parrocchia. 

 

Venerdì 24 luglio: si comincia!

Alla fine, all'oratorio, hanno cenato in 61 persone, dopo un movimentato pomeriggio di arrivi: coppie e donne incinte dalla Nigeria, famiglie siriane (tra cui una bambina di neanche tre anni, la più piccola del centro) un gruppo di donne e uomini dall'Eritrea, tutti molto giovani, sei persone dalla Somalia e un uomo di mezza età dal Sudan

A meno di un mese dal primo incontro cui si erano presentate oltre cento volontari, per lo stupore e la felicità dei responsabili della Fondazione, ora si è finalmente passati dalle riunioni all'operatività, dalle domande sui profughi all'incontro con loro. E così, tra una distribuzione di vestiti e un'assistenza medica, lo storico barista dell'oratorio si ritrova ad ascoltare i racconti di un uomo siriano fuggito dalla guerra mentre i volontari più giovani sfidano a calcio i più attivi tra i ragazzi nigeriani: l'accoglienza è iniziata...

 

23 luglio: fervono i preparativi

Alla vigilia dell'inizio del progetto, ultimi preparativi all'oratorio di Bruzzano per il gruppo composto da volontari della parrocchia e operatori della Casa della carità che gestirà l'accoglienza. Si stampano i cartelli con le indicazioni (anche quelle per la raccolta differenziata!) e si fanno le traduzioni nelle lingue più diffuse tra i profughi in arrivo a Milano: inglese, francese, arabo e tigrino.

Poi, alla presenza del parroco don Paolo Selmi, la riunione d'equipe coordinata dal responsabile del progetto Fiorenzo De Molli. Si discute degli ultimi dettagli organizzativi, si fugano gli ultimi dubbi, si ascoltano le raccomandazioni sanitarie fornite dall'infettivologa della Fondazione Laura Lazzaroni. A prendere la parola anche alcuni dei volontari più esperti, quelli che già l'anno scorso avevano prestato servizio ad Affori

 
 
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