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Casa della Carità
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A Bruzzano, Matilde c'era...

Matilde, mancata domenica sera, era la coordinatrice dei volontari dei progetto di accoglienza dei profughi che la Casa ha portato avanti dal 2014 al 2016 nelle parrocchie di Affori e Bruzzano. La ricordiamo con le parole del nostro operatore Fiorenzo.

 

29 aprile 2020

Matilde, con uno dei piccoli profughi accolti all'oratorio di Bruzzano.

Persone, solo persone. Le persone sono tutte uguali in dignità e valore, siano essi ospiti o operatori. Questa è una delle profonde convinzioni che hanno caratterizzato Casa della carità fin dal suo nascere. In tutti questi anni, chi vive la Casa ha incontrato tantissime persone, una moltitudine: ogni persona che compone questo popolo è singolare, originale, unica e  inimitabile.

Molti volti diventano “icone” di un momento, di un'esperienza, di un momento di grazia. È facile ricordarsi, ad esempio, alcuni volti della stagione di accoglienza dei profughi vissuta in stretta collaborazione con le parrocchie di Affori e Bruzzano
Ebbene chi ha vissuto quei mesi estivi di accoglienza, certamente ha nel cuore i volti di alcuni profughi e dei volontari, ma certamente non può non avere presente il volto di Matilde.

Lei era sempre lì. 
Tutti i giorni. Al mattino, a mezzogiorno, al pomeriggio e alla sera. Era in cucina, nel salone adibito a stanza, nella mensa, al bar a fare il caffè, nell’ambulatorio e pure nelle docce. Era con i profughi, gli operatori, i volontari, i preti e i medici. Era li con Lorenzo, il marito, Martina la figlia e quando veniva a Milano, pure Arianna l’altra figlia. Era al consultorio con la donna incinta, nella segreteria a provare la febbre, in sala parto con la donna che stava partorendo, a spalmare la pomata a chi aveva la scabbia. Insomma, Matilde c’era. 

Matilde era l’oratorio di Bruzzano capace di accogliere i detenuti negli anni successivi per pulire con loro gli spazi dedicati ai ragazzi. 
Penso proprio che Matilde vedesse in suo marito, nelle sue figlie, nei suoi preti, nei ragazzi dell’oratorio, nei profughi  accolti, nei detenuti il volto inconfondibile di Gesù da servire, amare e seguire.

Adesso Matilde è con il Risorto. Sono convinto che in Gesù, adesso lei vede i lineamenti di Lorenzo, di Martina e Arianna, dei suoi preti, dei tanti ragazzi dell’oratorio, dei profughi che ha accolto e dei detenuti con cui ha condiviso tanti momenti. 

Anche in Cielo, Matilde si “sente a casa” e potrà seguire con delicatezza la moltitudine di fratelli e sorelle cui ha “lavato i piedi”.

 
 
 
 
 
 
 

Il presidente della fondazione

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