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Casa della Carità
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Bruzzano in cifre

Tutti i numeri del progetto di accoglienza dei profughi realizzato dalla Casa della carità insieme alla parrocchia della Beata Vergine Assunta

 
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I numeri sono importanti, purché ci si ricordi sempre che, dietro le cifre, ci sono volti e storie, persone in carne e ossa. A Bruzzano lo sappiamo bene ed è proprio per questo che, accanto ai racconti in prima persona e alle motivazioni che hanno portato la Casa della carità a rinnovare questo progetto, crediamo sia importante comunicare anche i dati dell'accoglienza gratuita dei profughi. 

Anche se il progetto non è sovvenzionato da fondi pubblici, riteniamo i numeri utili e significativi, per conoscere in modo più approfondito chi stiamo accogliendo e per capire come farlo ancora meglio. I dati verranno aggiornati con cadenza settimanale.

Dati aggiornati a lunedì 29 agosto 2016, ore 18.00


A Bruzzano è cominciata l'ultima settimana di accoglienza,
la sesta da quando il 22 luglio l'Oratorio San Luigi ha aperto le sue porte ai profughi. Con gli arrivi di questi ultimi giorni, il numero di persone accolte è salito a 365. Pur aumentando il numero degli uomini, la presenza delle donne e dei minori rimane preponderante.

Ma l'accoglienza di quest'anno è stata caratterizzata anche dalla numerosa presenza di coppie, composte da giovani o giovanissimi. Ragazze e ragazzi poco più che ventenni, che hanno deciso insieme di lasciare il proprio Paese per cercare in Europa un futuro migliore.


Salgono a 13 le nazionalità prese
nti in Oratorio. Nel corso della quinta settimana di accoglienza, infatti, ha fatto il suo arrivo a Bruzzano una famiglia, composta da mamma, papà e sei bimbi piccoli, provenienti dal Kurdistan Iracheno. A loro si è aggiunta anche una famiglia di 5 persone in arrivo dall'Egitto.

La stragrande maggioranza delle persone accolte, però, è arrivata quest'anno dal Corno d'Africa: dalla Somalia, dall'Etiopia e soprattutto dall'Eritrea. Questo piccolo stato, molto povero, isolato e governato dalla sostanziale dittatura del capo di stato Isaias Afewerki, è da anni uno dei principali luoghi di partenza dei profughi che arrivano in Europa. Nel corso degli anni, la Casa della carità ha incontrato molte volte queste persone, avendo modo di conoscere da vicino le loro drammatiche storie

In molti casi, i cittadini dell'Eritrea, che in passato è stata una colonia italiana, lasciano le loro case ancora molto giovani per sottrarsi alla leva militare obbligatoria, che inizia con la maggiore età e prosegue a tempo indeterminato, trasformandosi spesso in una vera e propria schiavitù. Proprio negli ultimi mesi, l'Onu accusato il regime di Afewerki di crimini contro l'umanità, commessi in modo "generalizzato e sistematico" negli ultimi 25 anni all'interno dei campi di addestramento militare e nei centri di detenzione. Lo scorso anno, sempre le Nazioni Unite, avevano definito l'Eritrea "un paese governato dalla paura".

 


Ogni giorno una decina di profughi è stata accolta da operatori e volontari dell'Oratorio. Altrettante sono state le persone che hanno lasciato via Acerbi per cercare di raggiungere parenti e connazionali in altri stati del Nord Europa. Molti, però, non sono riusciti a passare il confine e, di conseguenza, hanno spesso fatto ritorno alla parrocchia della Beata Vergine Assunta.

A pochi giorni dalla fine del progetto di accoglienza, che si concluderà venerdì 2 settembre, si sono fermati gli arrivi di nuovi profughi. Tanti sono invece quelli che hanno lasciato Bruzzano.

 

 
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Il presidente della fondazione

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