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Al carcere di Bollate il corso di formazione dei nostri volontari

6 maggio 2014

È iniziato il 5 maggio. Un momento di riflessione sui valori della solidarietà con i detenuti che lavorano alla Casa della carità e con tutti gli altri volontari della fondazione

Accoglienza, pregiudizi, salute mentale, diversità e rom, sono alcuni degli argomenti trattati durante la prima serata del corso di formazione per volontari organizzato dalla Casa della carità per lunedì 5 maggio presso il carcere di Bollate.
Perché proprio il carcere di Bollare? “Tra i nostri volontari ci sono anche tanti detenuti – spiega Fiorenzo De Molli, direttore operativo della Casa e relatore della serata – per questo portare queste lezioni in carcere dai volontari-detenuti e aprirle anche agli altri è stata la cosa più naturale e facile”.

Sono circa trenta i detenuti che hanno scelto di lavorare come volontari presso la Casa grazie alla loro associazione "Articolo 21". Da febbraio 2013, aiutano garantire servizi importanti come le docce per i senza dimora, la biblioteca, la gestione della reception, l’accompagnamento agli anziani e anche le pulizie.

“È stata una serata emozionante e molto intesa” – commenta Fiorenzo De Molli – “molto importante anche per gli altri volontari iscritti al corso che per la prima volta sono entrati in contatto con la realtà carceraria”. “La serata è stata molto piacevole – racconta Wilma – una delle volontarie che ha partecipato al corso – il carcere di Bollate è stata una sorpresa: luminoso e colorato. I detenuti sono lontanissimi dall’immaginario comune, sono discreti e premurosi, cordiali e interessati. Non ero convintissima di partecipare a questo corso, l’idea di entrare in carcere non mi convinceva; invece parteciperò sicuramente ai prossimi incontri”.

Il corso infatti si svilupperà ancora su due serate, in programma per 19 maggio e 9 giugno

“Istruttivo – così risponde Giuseppe, uno dei detenuti-volontari, quando, durante il suo turno di lavoro alla Casa, gli chiediamo cosa pensa del corso cui ha partecipato – ho quasi sessant’anni e mi sembra di non sapere nulla. Discorsi come quella di ieri sera mi arricchiscono, soprattutto quando si riflette su valori importanti come la solidarietà, l’accoglienza, la dignità delle persone. So che è un’opportunità preziosa che non tutti i carcerati hanno, io cerco di approfittarne per aumentare il mio bagaglio culturale”.

“Per me è stato un momento di riflessione importane – ci dice Franco, un altro dei  detenuti-volontari, mentre pulisce le docce della Casa – è un anno che tre volte a settimana mi occupo del servizio docce; a volte è dura confrontarsi con immigrati e senza tetto che vengono a lavarsi. In questi giorni ho visto arrivare alla Casa i profughi provenienti dalla Siria, al corso ne abbiamo parlato e ho capito le difficoltà e le sofferenze che devono affrontare. Oggi sono al lavoro con più consapevolezza”.

“Quello di cui siamo più soddisfatti – conclude Silvia Landra, direttrice della Casa, ricordando l’inizio della collaborazione con il carcere di Bollate – è che questa esperienza sia nata dalla volontà dei detenuti stessi. Sono loro che hanno avuto la forza di proporsi. Lo trovo un gesto molto bello, nonché la conferma che, quando l'ordinamento carcerario è ben applicato, come accade a Bollate, sono possibili dei veri percorsi di cambiamento”.

 

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