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Casa della Carità
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Una Casa aperta. Sempre. A tutti

28 giugno 2018

In un anno, la Fondazione ha aiutato 4.609 persone in difficoltà. Lo rivela il Bilancio di sostenibilità 2018, presentato in un incontro sul futuro del terzo settore con il professor Stefano Zamagni

Il 2018 di Mina, uno dei 10 minori stranieri non accompagnati accolti dalla Fondazione, è stato un crescendo di obiettivi raggiunti, culminato con un contratto di apprendistato e l’accoglienza in famiglia. Invece Paola, tra le oltre 900 persone seguite lo scorso anno sul territorio, è stata protagonista di un reading di poesia davanti a un folto pubblico in occasione di BookCity Milano. La stessa Paola che, prima di conoscere i custodi sociali, era tanto chiusa in se stessa che faticava a uscire di casa...  Nel 2018 Ahmad, rifugiato afgano, ha trovato un lavoro e ora vive in autonomia, insieme ad altri ragazzi, ma quando è arrivato alla Casa aveva gravi problemi di salute. “Lo abbiamo seguito nel percorso di cura e oggi siamo felici di poter dire che ce l’ha fatta”, racconta Stefano, educatore dell’accoglienza uomini. Mina, Paola e Ahmad sono tra le 4.609 persone aiutate dalla Casa della carità nel 2018: uomini, donne e minori, che hanno alle spalle storie difficili e che la Fondazione accompagna verso diritti, autonomia e cittadinanza. Sono storie come le loro che, insieme ai dati, vengono raccontate nel Bilancio di sostenibilità 2018.

 

Accogliere non è facile, ma necessario

“Praticare l’accoglienza oggi è sempre più difficile. Ma è quanto mai necessario”, ha spiegato don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della carità. “Nel 2018, lo abbiamo fatto accompagnati da una frase, che ci ha dato il coraggio di continuare, nonostante egoismo e chiusura sembrassero prevalere: ‘Prima le persone’. Non uno slogan, ma il principio-guida della nostra azione sociale e culturale. Siamo stati una Casa aperta. Sempre. A tutti. Una Casa aperta a chi è in difficoltà, a chi non trova alternative, a chi affronta tanti problemi alla volta; e una Casa aperta agli interrogativi, alle riflessioni, alle contaminazioni tra saperi diversi. Presentare il Bilancio di sostenibilità significa essere trasparenti e rendicontare tutto quello che abbiamo fatto in un anno, come e con quali risorse. Significa anche non chiuderci nell’autoreferenzialità, non essere un ente che eroga solo servizi, ma conservare una carica propositiva culturale e politica, immaginando soluzioni innovative e concrete ai problemi sociali”.

19.322 donatori

Per il quarto anno consecutivo, il bilancio economico si è chiuso positivamente, a fronte di 4.713.135 euro di entrate e 4.712.853 di uscite. Nel 2018, il 51,5% delle attività della Casa della carità è stato realizzato in maniera gratuita. Questo dato rappresenta i costi per le attività della Fondazione che sono sostenute da donazioni di cittadini e contributi di enti e non sono coperte da fondi pubblici provenienti da progetti, convenzioni o accreditamenti. A sostenere la Fondazione nel 2018 sono stati 19.322 donatori. “Quella che noi chiamiamo gratuità, ovvero le attività coperte da donazioni e contributi privati, ci consente di dare risposte anche alle domande di accoglienza più complesse, di chi fatica a trovare una collocazione in altre strutture”, spiega don Colmegna.
“Per continuare ad aiutare i tanti che bussano alla nostra porta, abbiamo bisogno di poter contare su un sostegno continuativo: per questo chiedo di aderire alla campagna di donazione regolare Amico di famiglia della Casa della carità”, ha aggiunto il presidente della Fondazione.

Sussidiarietà circolare

Il Bilancio di sostenibilità 2018 è stato presentato giovedì 13 giugno nel corso di un incontro intitolato “Il futuro del terzo settore tra apertura e trasparenza” che si è tenuto all’Acquario Civico di Milano. Al centro dei lavori la relazione del professor Stefano Zamagni, presidente della presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.“Il termine Terzo Settore sembrerebbe sottendere – ha spiegato l’economista – una sorta di subalternità del privato sociale alle Istituzioni da una parte e al mercato dall’altra. Ma non è vero e per capirlo basta guardare alla storia: a istituti come gli ospedali o le Misericordie, nati in Italia a partire dal 1200. La logica deve essere dunque quella di una sussidiarietà circolare dove le realtà interagiscono e si sostengono a vicenda”. Riferendosi alla riforma del Terzo Settore Zamagni ha precisato come si tratti di una “buona riforma, seppur non perfetta”, “ma per cui mancano ancora alcuni decreti attuativi”. “Penso alle prospettive che potrebbero aprirsi – ha concluso Zamagni – con l’introduzione di strumenti di finanzia sociale che sono previsti dalla legge: buoni sociali o titoli di solidarietà che, in futuro, potrebbero permettere a realtà come la Casa della Carità di ottenere risorse per investimenti contando sul sostegno della comunità e non dovendo invece continuare a bussare a mille porte, rischiando di perdere la propria libertà”.

Un settore economicamente rilevante

Al dibattito, moderato dal giornalista di Avvenire Paolo Lambruschi, hanno partecipato anche Cristina Tajani, Assessore a Politiche del lavoro, Attività produttive, Commercio e Risorse umane del Comune di Milano e Marco Bentivogli, Segretario generale della FIM-CISL. “La Casa della carità - ha dichiarato l’Assessore Tajani - è sicuramente uno dei soggetti più importanti del non profit in città. Ma è tutto il terzo settore nel suo complesso a essere, nel nostro contesto, economicamente rilevante”. “Il terzo settore a Milano - ha aggiunto - è un pezzo di economia cittadina da considerare in quanto tale, importante per lo sviluppo del territorio e per la risposta ai bisogni della popolazione, antichi e nuovi, che è capace di dare”. Il segretario della FIM - CISL Bentivogli ha, invece, auspicato che si “mettano insieme i lavori produttivi, come quelli che seguiamo come FIM, e i lavori di cura”. “Serve una grande alleanza tra chi vuole riportare al centro la persona nel lavoro e nelle periferie esistenziali. Il sindacato deve riavvicinarsi a realtà del terzo settore come la Casa della carità". In conclusione, è intervenuta anche la nuova presidente di Banca Etica Anna Fasano, che ha sottolineato l'importanza di "tenere uniti, da un lato, l'agire e lo sporcarsi le mani e, dall'altro, la cultura e la politica".  "Questo Bilancio di sostenibilità - ha concluso Fasano - non presenta solo il fare, ma la cura del dono, che è  testimonianza e che, soprattutto, si trasforma in una costante riflessione che è l'unico vero agente di cambiamento". 

 
 

Il presidente della fondazione

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