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Battesimo del Signore

Is 55,4-7; Efes 2,13-22; Mt 3,13-17

 13 ottobre 2013

Con questo battesimo inizia la vita pubblica di Gesù, bimbo cresciuto e amato da Maria e da Giuseppe che lo ha portato a lavorare con lui come falegname. Sono trent’anni vissuti nel silenzio a nell’affetto della famiglia di Nazareth e ora Gesù entra nella sua vita pubblica, che sarà breve ma immersa nella condivisione con tutta l’umanità. Paolo, negli Efesini, ci dice “che è  la nostra pace”. E’ venuto per eliminare l’inimicizia, per dare uno nuovo sguardo sull’umanità, dove così si esprime fraternità, legame vero. Non si è più stranieri, ospiti, ma concittadini dei santi e familiari di Dio. Questa è la missione di Gesù. E’ venuto tra noi per salvarci, potremmo dire “ricreare” la nuova umanità, lacerata e corrotta dal peccato di origine, da questa frattura con il Dio creatore. E la libertà umana corrotta da violenza e rottura di amicizia e fraternità. Gesù si è fatto uno di noi, per essere il primogenito della creazione, per ristabilire pace e riconciliazione.

Lo fa non dall’alto dell’onnipotenza, ma facendosi creatura, in cammino come ciascuno di noi. Questo racconto evangelico fa intravedere la sorpresa quasi insopportabile che ha raggiunto anche gli evangelisti che devono raccontare che Gesù era in fila come tanti per ricevere il battesimo di penitenza di Giovanni il Battista. Quanto Giovanni ci dice è sentito profondamente anche dai primi discepoli di Gesù, che devono avvertire il perché Gesù “si mette in fila“ con i penitenti che ascoltano il richiamo alla conversione del Battista, “Allora egli lo lasciò fare”. E così si adempiuta la giustizia, cioè si inaugura un tempo nuovo, si può avvertire il respiro della nuova umanità, perché il peccato è riscattato da Gesù che si fa penitente come quanti dopo di lui diventeranno discepoli. Gesù darà la sua vita per questa salvezza che è per tutti.

Ecco infatti che esce dall’acqua, quell’acqua distruttiva del diluvio, ora è attraversata, anzi diventa purificatrice. E’ l’acqua del Battesimo che ogni discepolo potrà attraversare. Addirittura si aprono i cieli, cioè si riprende il dialogo tra terra e cielo. Quella torre di Babele che simboleggia l’arroganza umana, ora è sostituita per sempre da questo legame. E’ quella colomba che aveva quel ramoscello d’ulivo che indicava che il diluvio distruttivo era terminato, ora si fa presenza dello Spirito che ci lega a quel destino di umanità di Figlio di Dio. Sì perché lo Spirito dice “questi e il Figlio uno, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Ecco perché diventa sempre più comprensibile accogliere il richiamo del profeta “Cercate il Signore mentre si fa trovare, invocatelo mentre è vicino”. Noi oggi ricordiamo il Battesimo nostro. Siamo battezzati per sentirci chiamati alla conversione ed a annunciare che Dio è Padre e Gesù ci chiama a condividere il suo cammino, verso la sua Pasqua. Viviamo l’ Eucaristia da battezzati, cioè consacrati a Lui. Abbiamo la dignità di figli di Dio, discepoli di questo Gesù che non ha disdegnato di farsi uomo, che si è svuotato della sua divinità, per portare tutti noi a questa familiarità con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

Oggi dobbiamo avvertire questo forte richiamo alla conversione e al nostro sentirci chiamati a essere suoi discepoli e a testimoniare quanto è bello e gioioso sentirci chiamati a seguirlo. Essere cristiani nel tempo che viviamo, che ha sempre più bisogno di speranza, di riscatto dalle tante devastazioni del male. In Lui  sono sconfitte, perché Lui si è fatto vittima ai piedi del crocefisso, perché l’amore di Dio si fa amore crocefisso, perché tutti possano avere la gioia di essere creature nuove, con il sigillo dello Spirito che ci fa invocare e chiamare Dio “Abba”, papà.

E questa familiarità avvolge tutta la creazione, ci offre uno sguardo nuovo che dobbiamo custodire come segno di futuro, di nuova creazione che è già presente, ma che attendiamo nella pienezza. Con il battesimo siamo impastati di eternità. E per questo la nostra preghiera deve farsi dialogo aperto allo Spirito, ciascuno di noi deve farsi trascinare da Lui che ci chiede di essere docili e aperti al Suo Spirito. Con il Battesimo Gesù entra e si manifesta pubblicamente; è il Messia atteso che fa dire a Giovanni “ non sono degno di sciogliere i legacci dei suoi sandali”. Giovanni chiude il tempo dei profeti annunciatori; ora vi è solo una profezia, quella di Gesù Salvatore. Per questo a noi tocca solo di essere suoi discepoli, ammaestrati dal suo Vangelo. E’ la bellezza gioiosa di credere in Gesù, che ci chiede di vivere già da oggi nella carità la testimonianza di una umanità salvata e redenta. E allora pregare, vivere nella gratuità interiore, vivere e promuovere riconciliazione chiede uno stile di vita rinnovata. Convertirsi è iniziare, confessare i peccati propri significa riscoprire la misericordia di Dio. Da questa misericordia creatrice discende la scelta di vivere la pace, di chiederla, abbandonando pesantezza e indifferenza. E’ il cammino della Chiesa che è popolo di battezzati.

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