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Aprite i porti per Sea Watch e Sea Eye, sono in gioco le vite di 49 esseri umani

Per la Casa della carità è inaccettabile lasciare in balia delle onde le persone salvate dalle due ONG, alle quali da 13 giorni non viene concesso un porto sicuro

3 gennaio 2019

È inaccettabile, oltre che contrario a ogni diritto internazionale, che degli esseri umani, tra cui alcuni bambini molto piccoli, siano da giorni lasciati in balia delle onde, a rischio della loro salute e incolumità, vittime della spregiudicatezza e dell'indifferenza di diversi stati europei, che avrebbero invece il dovere di salvaguardare quelle vite in pericolo. 

Come Casa della carità chiediamo che si mettano in campo tutte le soluzioni istituzionali e diplomatiche possibili, affinché alle navi Sea Watch e Sea Eye venga concesso l'approdo in un porto sicuro.

Sono in gioco le vite di 49 persone: non numeri, ma uomini, donne e bambini, con i loro volti e le loro storie. Persone vulnerabili in cerca di rifugio, che vengono trattate alla stregua di scafisti o pericolosi criminali.

Di fronte a tanta indifferenza non possiamo non ribadire una frase, che abbiamo fatto nostra da tempo, e che in queste ore vuole anche essere un segnale di solidarietà verso i migranti bloccati in mare e a chi li ha tratti in salvo: Prima le persone, sempre.


[Immagine tratta dalla pagina Facebook di Sea Watch]

 
 

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