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Un anno con Papa Francesco

13 marzo 2014

L'anniversario dell'elezione di Jorge Mario Bergoglio a Vescovo di Roma. Il suo messaggio di umiltà e vicinanza agli ultimi ha toccato il mondo e dato speranza alla nostra Fondazione

Sono passati 365 giorni da quel “Buonasera” con cui il nuovo papa Francesco salutava le migliaia di persone che affollavano piazza San Pietro spiegando, con una semplicità sorprendente,  come i suoi fratelli cardinali “erano andati a prendere il nuovo vescovo di Roma quasi alla fine del mondo”.

Da quel momento papa Bergoglio non ha smesso di sorprendere per il suo entusiasmo, la sue parole, i suoi modi semplici ma molto densi di significato, le sue scelte, dalla prima visita all’isola di Lampedusa, approdo di migliaia di migranti, all’insistenza sui temi della povertà, degli ultimi che abitano le periferie del mondo, della carità, della pace, un’insistenza voluta a fianco dei più bisognosi contro l’indifferenza di un mondo globalizzato ed egoista.

Un’elezione che a noi della Casa della carità ha colpito per il messaggio di umiltà e conversione, di cammino di speranza nel segno del Concilio e che ha ricordato molto da vicino le parole e le opere di Carlo Maria Martini, il Cardinale che ha voluto e promosso la nascita della nostra Fondazione.

Riproponiamo il commento in cui il nostro presidente, don Virginio Colmegna, esprimeva tutta la sua gioia ed emozione per l’elezione di un papa che come nome ha voluto per sé quello di Francesco.

Papa Francesco: un segno di speranza

Per me, l’elezione di Papa Francesco è stato un momento di grande commozione spirituale. E uso volutamente questo aggettivo perché, in questo momento storico, voglio sottolineare il cammino profondo di una Chiesa che deve annunciare il Vangelo delle Beatitudini nel quale ha le sue radici. Jorge Mario Bergoglio ha sorpreso tanti, me compreso, ma è un segno di speranza.

Con la scelta di chiamarsi Francesco, il santo che da ricco si è fatto povero, il nuovo Pontefice ha voluto indicare da subito un’attenzione alta nei confronti della povertà. Non solo. Nelle sue prime parole, ho colto riferimenti di grande valore ecumenico, che puntano direttamente a quello che, per me, è il centro del mistero della Chiesa: rendere le donne e gli uomini di questo mondo assetati di fraternità. Con il suo discorso e i suoi gesti, Papa Francesco ha mandato un messaggio di conversione e di umiltà. L’ho avvertito io personalmente e lo si è avvertito anche alla Casa della carità dove, all’annuncio della fumata bianca, in molti si sono raccolti davanti al televisore della Comunità So-stare.

Con il primo pontefice gesuita si apre, a pochi giorni dalla Pasqua, un cammino di speranza per la Chiesa, un percorso nel segno del Concilio. Jorge Mario Bergoglio ha sottolineato molto l’importanza di essere Papa e vescovo di Roma: è un gesto significativo, che ha subito posto l’attenzione su un tema importante come quello, di forte natura conciliare, della collegialità.

Infine, lasciatemelo dire, la scelta dei 155 Cardinali riuniti in Conclave ci fa anche intravvedere l’operato di Carlo Maria Martini, una figura che ha segnato profondamente la mia esperienza di vita e mi ha nominato presidente della Casa della carità. All’interno di quel legame tra Cielo e Terra nel quale confido come credente, Martini sta continuando ad agire per il bene della Chiesa.

 

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