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Accogliere bene i migranti è investire sulla sicurezza

29 maggio 2017

A una settimana di distanza dalla marcia del 20 maggio, don Colmegna, sulle pagine de La Repubblica, riflette su come dare seguito a quella giornata di mobilitazione

L’accoglienza si può fare e si deve fare: questo hanno detto i centomila della marcia “20 maggio - Insieme senza muri”. L’hanno detto talmente forte che, a una settimana di distanza, l’eco si sente ancora. Chi è sceso in piazza quel giorno, e tra questi mi piace ricordare i tanti cittadini stranieri e i numerosi sindaci, ha lanciato un messaggio chiaro: oggi, in Italia, esiste un movimento popolare che crede in una società aperta e plurale, che ha deciso che è giunto il momento di farsi sentire, che attende risposte vere e non pacche sulle spalle o complimenti via Twitter. 

È un movimento eterogeneo, composto da tante realtà, di dimensioni difficili da definire, ma che ha le potenzialità per cambiare il racconto dell’immigrazione e generare i cambiamenti necessari. Ora, infatti, se c’è una sfida che queste forze devono affrontare, è coniugare gli ideali di pace, fratellanza e non violenza che le animano con la forza del dialogo sincero e il pragmatismo delle richieste concrete. 

Per prima cosa, come ha invitato a fare Filippo Grandi dell’UNHCR durante un convegno promosso dal Casa della carità mercoledì scorso all’Università degli Studi di Milano, chi era in piazza deve imparare a “parlare a chi ha paura”, perché altrimenti sarà la paura stessa a prevalere. Poi, servono proposte realizzabili. In questi ultimi mesi ne ho sentite tante. Non sempre riescono a entrare in un dibattito pubblico feroce e schizofrenico, ma ben rappresentano l’entusiasmo e la vivacità di chi ogni giorno si impegna per l’accoglienza. E si tratta di un grandissimo numero di realtà che, utilizzando un’espressione di Papa Francesco, mi viene da definire un “torrente di energia morale”. 

La prima proposta, come ho già scritto anche da queste pagine, riguarda il superamento della legge Bossi-fini. A proporlo è la campagna Ero straniero - L’umanità che fa bene, che proprio oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) concluderà http://erostraniero.casadellacarita.org/ero-straniero-days/http://erostraniero.casadellacarita.org/ero-straniero-days/un week end di mobilitazione. Aprire nuovi canali legali di ingresso e ridurre l’irregolarità sono due premesse fondamentali. Al tempo stesso, però, bisogna occuparsi anche dell’inclusione sociale di chi è già nel nostro paese. E, in quest’ottica, diventa cruciale legare in maniera sempre più stretta l’accoglienza dei migranti alle politiche sociali e alla lotta all’esclusione. 

Faccio un esempio: se davvero vogliamo puntare sull’accoglienza diffusa, allora, non pensando utili soluzioni calate dall’alto, dobbiamo immaginare dei meccanismi che incentivino la partecipazione dei Comuni all’ospitalità dei migranti, con proposte che vadano a beneficio dell’intera cittadinanza. Il numero dei sindaci che accoglie, infatti, cresce, ma rimane insoddisfacente. Lo rivela anche il cosiddetto modello Milano. Gli 80 primi cittadini che hanno firmato il patto per l’accoglienza sono una buona notizia, ma che in tutta la Città Metropolitana ce ne siano ancora oltre 50 che non si prendono questa responsabilità è inaccettabile. E nel resto del Paese, a cominciare dalla Lombardia, la situazione non è certo migliore.

Perché allora non pensare, per i comuni che accolgono, a corsie preferenziali per accedere ai finanziamenti statali o regionali, oppure a semplificazioni normative? Oppure perché non utilizzare i fondi europei per potenziare i centri per l’impiego, a vantaggio di tutti i cittadini alla ricerca di un lavoro? Sono solo due esempi, tutti da discutere. Chi ha altre idee e proposte, si faccia avanti, ragioniamone insieme, purché siano concrete, realizzabili in tempi brevi e portatrici di un messaggio importante: accogliere bene i migranti non significa sperperare soldi pubblici, ma investire in coesione sociale, sicurezza e futuro.


Articolo pubblicato su La Repubblica Milano del 28 maggio 2017

Nella foto sopra, lo striscione della Casa della carità alla marcia "20 maggio - Insieme senza muri"

 
 

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