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Profughi a Bruzzano: un'accoglienza partecipata

10 agosto 2015

Volti e storie, di profughi e volontari, dopo le prime due settimane di accoglienza all'oratorio della Beata Vergine Assunta

Le ragioni di un'accoglienza: perché la Casa della carità ha deciso di lanciare questo progetto: clicca qui

 
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Nazionalità, lingue e religioni diverse. Stati d’animo, percorsi e motivazioni differenti. In una sola parola, storie. Che a Bruzzano, in queste prime settimane di accoglienza, si sono incrociate e conosciute. Sono quelle dei 231 profughi che hanno trascorso alcuni giorni nei locali dell’oratorio adibiti a centro di accoglienza. Ma sono anche quelle degli oltre cento volontari che, insieme agli operatori della Fondazione, quel centro sono capaci di farlo funzionare con efficienza e con quell’aggiunta di vicinanza e calore umano che lo rende più accogliente di quello che potrebbe sembrare con le sue brandine vicine e le sue ampie stanze.

Jacob, per esempio, quel calore l’ha sentito. “Durante il viaggio ero sempre stressato, ora sto bene” confessa questo trentenne proveniente dal Gambia, che ha lasciato perché troppo pericoloso per chi milita nel principale partito di opposizione. A tenere le prime lezioni di italiano seguite da Jacob e da molti altri accolti c’è Martina, che studia al liceo classico. “Queste persone hanno una grande voglia di ricominciare. Ed è, soprattutto per noi ragazzi, una grande carica per il futuro”. Non è sola. I giovani sono parecchi tra i volontari, sono i più ferrati in inglese ed è venuto spontaneo affidar loro il corso di lingua.

Quando invece c’è da parlare arabo, oltre ai mediatori, interviene Isa, una donna marocchina di mezza età. “Con i siriani mi capisco bene e con diverse famiglie passate di qui e ripartite verso Nord sono rimasta in contatto” dice. “Una mi ha scritto un messaggio ogni volta che passava una nuova frontiera e mi ha chiamato quando è arrivata a destinazione, in Svezia. Mi ha fatto molto piacere”.

Il viaggio, in particolare, è un argomento di conversazione molto ricorrente. Affascina, spaventa e indigna al tempo stesso. E così capita che, nella zona fumatori, lo storico barista dell’oratorio Franco ascolti, grazie alla traduzione di uno dei più giovani, la descrizione della traversata dalla Libia alla Sicilia di un ragazzo siriano. “Una settimana che è sembrata durare un anno” ricorda.


Il momento del pranzo nel refettorio dell'oratorio di Bruzzano [foto: © marco garofalo/2015]


I racconti in prima persona toccano, colpiscono e stimolano la curiosità. I volontari vogliono sapere, si informano, cercano di capire meglio la complicata situazione internazionale, i contesti di partenza dei migranti, i tragitti e le rotte. E lo fanno sui media o di persona. Succede allora che, durante il pranzo, Petros indichi sul cellulare di don Paolo, il parroco, le tappe della lunga odissea che l’ha portato in Italia dall’Eritrea. Dal paese del Corno d’Africa vengono anche i genitori di Adiam, milanesissima liceale di seconda generazione che, dopo averlo fatto l’anno scorso ad Affori, anche quest’estate si è resa disponibile ad aiutare i suoi connazionali. 

Sono tanti i cittadini eritrei che, come i siriani, transitano per Bruzzano alla volta del Nord Europa, ma in oratorio sono stati accolti anche somali, sudanesi, senegalesi, gambiani, ghanesi, togolesi, pakistani, bengalesi e nigeriani. Questi ultimi, in particolare, sono uno dei gruppi più numerosi. Al suo interno, molte donne incinte e diversi bambini, anche molto piccoli. Wisdom ha pochi mesi, è nato in Libia, ma sta bene. E ora viene spupazzato dalle volontarie più anziane, le sue nonne adottive, che lo tengono in braccio mentre la madre si ritaglia un momento per sé stessa, facendosi fare le treccine da un’amica. 

Tra una merenda a base di the biscotti e due chiacchiere, i cosiddetti “clandestini”, a Bruzzano, si conoscono di persona, diventano “volti e storie”, per usare un’espressione cara alla Casa della carità. Tra una partita a biliardino e una sfida a calcio, le paure, forse non scompaiono, ma si stemperano e lasciano pian piano il posto alla conoscenza reciproca. Tra un arrivo di famiglie siriane dalla stazione Centrale e uno di ragazzi dell’Africa occidentale dall’hub di Bresso, le fatiche legate all’accoglienza - che certamente esistono - si affrontano e superano. E così, mentre l’Europa affronta l’ennesima estate segnata da “un’emergenza immigrazione” che sembra non finire mai, a Bruzzano si pensa a preparare il grande pranzo di ferragosto. 

Per seguire il racconto dell’accoglienza giorno per giorno, clicca qui: www.casadellacarita.org/bruzzano-profughi-diario

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