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No, l’accoglienza non è una truffa

5 giugno 2015

Una riflessione del presidente della Casa don Virginio Colmegna dopo i nuovi sviluppi dell'inchiesta Mafia Capitale in merito all'accoglienza di migranti e profughi

 

Il nuovo capitolo dell’inchiesta di Mafia Capitale sta confermando che le emergenze sociali, come l'arrivo di tanti profughi e migranti, sono diventate un business ricco e appetibile per un sottobosco a cavallo tra malavita e malaffare, malaffare e corruzione politica. È un mix che purtroppo si ripropone spesso e che si ripresenta con una puntualità impressionante in ogni occasione, dal terremoto dell’Aquila al dramma dello smaltimento dei rifiuti nella Terra dei fuochi, con le sue tariffe, le sue minacce e con i suoi sberleffi sguaiati: dalle risate al telefono degli affaristi che si fregano le mani dopo il disastro abruzzese alla mucca che va munta di Mafia capitale.

Sulla pelle di migliaia di persone sfortunate, in fuga da guerre, in lotta per sopravvivere, emerge uno sfruttamento che, in barba ad appartenenze partitiche, a convinzioni ideologiche, a ragionamenti politici, unisce in un fronte unico la peggior politica e la peggior gestione del sociale in Italia. Con la conseguenza che nell’opinione pubblica si fa largo la convinzione che chi accoglie, chi lavora per dare un aiuto ai tanti profughi e migranti che arrivano nei nostri paesi e città, sotto sotto  lo fa per interesse. Ovviamente non è così. 

La passione in cui noi della Casa della carità da dieci anni ci battiamo per offrire, spesso gratuitamente, accoglienza ai tanti che arrivano a Milano a seguito della tante emergenze, la disponibilità dei nostri operatori e dei nostri volontari è la stessa di decine e decine di tante altre organizzazioni, piccole e grandi, che si muovono, tra mille difficoltà, in ogni angolo d’Italia. Conosco onlus, fondazioni e cooperative che nulla hanno da nascondere perché il loro obbiettivo non è mai stato il guadagno, ma la solidarietà a chi ha bisogno.
Purtroppo, in molti casi non è così. 

In molti casi nella rete degli aiuti si sono infiltrate organizzazioni interessate solo a rastrellare i soldi della diaria riconosciuta per ogni persona accolta in una logica di disinteresse per la qualità del trattamento e per i servizi garantiti. È una delle conseguenze della gestione emergenziale della questione
 che ripropone la logica dell’appalto al ribasso (non a caso terreno spesso di infiltrazioni mafiose) tipico delle opere pubbliche con l’inevitabile corollario delle conoscenze partitiche nelle amministrazioni e nelle istituzioni. È una spirale che va spezzata subito.

La magistratura accerterà illeciti, crimini e responsabilità. Ma sono necessarie anche una mobilitazione delle coscienze e una presa di posizione, forte e chiara, del mondo dell’associazionismo e del volontariato, laico e religioso, che rifiuta il marchio di “sono tutti uguali”. La corruzione politica va combattuta con la trasparenza: ogni numero, ogni convenzione, ogni servizio va documentato, reso noto (magari sul web) perché tutti sappiano nomi, cognomi, ragione sociale, appartenenza di chi ospita, rende un servizio sociale.

L’obbiettivo? Creare il vuoto attorno ai corrotti, far emergere i profittatori e le corruttele, denunciare i legami, quali che siano, con la politica e i suoi portaborse. Ribadire che l’assistenza non è un furto. Chiedere una nuova politica dell’immigrazione che sia rispettosa dei diritti, equa nella suddivisione dei costi sociali da affrontare tutti (in Italia come in tutta Europa), trasparente nella gestione, uniformata nella garanzia di qualità e portatrice di una cultura di responsabilità. 

La risposta al malaffare non può essere: fermiamo gli arrivi dei migranti. Basta demagogie, basta semplificazioni, basta strumentalizzazioni politiche. Lanciamo tutti insieme una sfida: l’accoglienza onesta, per bene, di qualità, da Lampedusa a Bolzano. Rivendichiamo insieme le nostre esperienze positive, documentiamo i risultati ottenuti, facciamoci sentire. Siamo tanti. Molti di più dei corrotti e dei corruttori.


Don Virginio Colmegna
presidente Fondazione Casa della carità


[Sopra: accoglienza dei profughi siriani in transito a Milano alla parrocchia dell'Annunciazione di Affori.
foto di Ugo Zamborlini]

 
 

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