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Accoglienza, è Milano il trampolino

14 novembre 2016

Riflessioni e proposte sul tema migrazione a firma di don Colmegna

È arrivato il momento che la Milano dell’accoglienza, la Milano dell’associazionismo, del volontariato, della partecipazione civile e democratica, la Milano delle istituzioni che fanno il loro dovere garantendo diritti e ospitalità ai migranti, si prenda la responsabilità di farsi avanti con proposte concrete. Credo sia arrivato il tempo in cui chi ha esperienza -come politico, professionista, attivista, volontario, cittadino o migrante- dia voce alle tante problematiche generate da politiche sbagliate, leggi superate e burocrazie asfissianti.

Per le sue energie, la sua storia e il suo presente, sono convinto che Milano possa diventare, per l’intero Paese, la città trampolino dalla quale prendere lo slancio per tuffarsi a capofitto nella sfida dell’accoglienza e dell’inclusione.
Che è una sfida difficile e urgente, da affrontare con il coraggio delle scelte forti, in un’ottica positiva di crescita e non di  sola riduzione del danno. Per farlo, rispondendo così alla domanda di coesione e legalità che è sempre più diffusa e pressante, provo ad avanzare alcune proposte concrete. Sono idee condivise e dibattute, soprattutto tra gli addetti ai lavori, che però è importante far conoscere.

Innanzitutto bisogna accrescere il protagonismo degli enti locali: sono i sindaci a poter rendere l’accoglienza capillare e gestibile, realizzando una vera solidarietà politica. Oggi, infatti, anche in Lombardia, la maggior parte dei richiedenti asilo è ospite dei Centri di Accoglienza Straordinaria. I Cas sono più grandi e meno efficienti rispetto allo Sprar, il Servizio Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati, gestito dal Viminale in accordo con enti locali e terzo settore. L’obiettivo, impossibile da raggiungere senza una vera assunzione di responsabilità da parte dei primi cittadini, deve essere sanare lo squilibrio tra posti nei Cas e quelli nello Sprar, scongiurando i rischi di cattiva gestione e malaffare.

Bisogna poi coinvolgere la cittadinanza che, quando è chiamata in causa nel modo giusto, risponde presente a gran voce. E in questo senso la festa di fronte alla caserma Montello (nella foto sopra) è stata un segnale forte importante. Il terzo settore, ma soprattutto le istituzioni, devono mettere più cittadini possibili in condizione di dare il loro contributo e dimostrare che chi urla all’invasione non è la maggioranza.

Infine, vi è la questione legislativa, che influenza fortemente le precedenti. So che questa è anche materia Ue, ma è urgente immaginare un nuovo quadro giuridico per accogliere quanti arrivano nel nostro paese, senza costringerli a chiedere asilo. Oggi, la richiesta di protezione internazionale è, infatti, diventata l’unico modo per entrare regolarmente in Italia e ciò crea gravi conseguenze, tra cui l’aumento di irregolarità, esclusione e devianza.

Servono allora interventi su più livelli. Servono dei permessi umanitari per quelle persone che si sono viste rifiutare la domanda di asilo, come chiesto dalle Caritas lombarde. È urgente riattivare i canali ordinari di ingresso, come i decreti-flussi, che ormai da anni sono pressoché sigillati. Infine, vanno pensate e messe in pratica soluzioni legislative nuove, adeguate alla natura strutturale del fenomeno migratorio e capaci di interrompere le insopportabili morti in mare.

Sono ipotesi, queste, sulle quali credo sia urgente confrontarsi per continuare ad accogliere, sempre di più e sempre meglio. Sono segni di quella speranza possibile alla quale Francesco ci richiama ogni giorno, anche al Giubileo della Misericordia al quale abbiamo appena partecipato come Casa della carità.


Articolo pubblicato su La Repubblica Milano del 12 novembre 2016

 
 

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