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L'accoglienza ha bisogno della spinta della cultura

28 settembre 2017

Dalle colonne di Repubblica Milano, don Virginio fa appello a intellettuali, musicisti, scrittori, attori e registi affinché sostengano la campagna Ero straniero

Sono giornate intense. "Ero straniero - L’umanità che fa bene", la campagna per cambiare la legge Bossi-Fini, è allo sprint finale. È arrivato anche un nuovo incoraggiamento da Papa Francesco, che in piazza San Pietro ha salutato i promotori dell’iniziativa. È uno stimolo in più ad impegnarci in questa sfida, difficile, ma necessaria. Uno sforzo che è chiamata a fare tutta la Milano democratica e ospitale, la Milano dei diritti e del bene comune. Dall’inizio della campagna, la nostra città ha raccolto quasi 8mila firme, ma sono sicuro che saprà fare ancora meglio e portare, prima della fine della raccolta, altri 2mila milanesi a firmare. L’impresa è ambiziosa, ma sono fiducioso perché Milano, che non ha mai smesso di accogliere, è sempre stata capace di cultura, oltre che di operosità. E l’unione di azione e riflessione è alla base di Ero straniero.

Ne ho avuta la conferma partecipando agli incontri in parrocchie, biblioteche, associazioni, centri di accoglienza e municipi, capoluoghi e piccoli centri di tutta la Regione. Ho ascoltato operatori del terzo settore e volontari, tantissimi cittadini, migranti diventati italiani e richiedenti asilo sbarcati da poco. Dopo tanti anni di impegno, ho ritrovato spunti e stimoli nuovi. Ho imparato che le esperienze concrete, quelle che promuovono l’incontro tra le persone e danno la possibilità di guardarsi negli occhi, sono un ottimo antidoto allo scontro ideologico. Gli slogan urlati e gli insulti sui social si combattono proprio con la concretezza, da cui partire per riscoprire gli ideali di non violenza e fratellanza. Ma - e questa è la seconda lezione che mi è stata impartita - ho imparato anche che l’accoglienza concreta ha sempre più bisogno di un orizzonte di senso.

Tutt'altro che ingenue, le persone che accolgono sono le prime a interrogarsi sul significato del loro impegno. E sul futuro che avranno i migranti accolti. Per questo Ero straniero è un’iniziativa importante. Perché affronta il tema della migrazione alla radice, partendo dalle modalità di ingresso in Italia. E perché corregge le tante storture della legge Bossi-Fini, una normativa sbagliata e superata che, di fatto, non offre oggi modalità di ingresso regolari in Italia.

Con la proposta di legge di iniziativa popolare, di cui la Casa della carità è uno dei promotori, vogliamo introdurre canali di ingresso per lavoro e forme di regolarizzazione per gli stranieri già radicati nel territorio. Vogliamo contribuire, con una proposta concreta, a stringere quel “patto” per “l’accoglienza benevola” chiesto anche dal nostro nuovo arcivescovo Mario Delpini. Vogliamo creare legalità, coesione e sicurezza attraverso una gestione dei flussi umana e regolata. È una missione complicata e per portarla a termine abbiamo bisogno del più ampio sostegno possibile. Per questo, vi invito alla Casa della carità per una tre giorni di eventi targati Ero straniero.

Cominceremo ospitando Roger Richard, uno dei tanti nuovi italiani incontrati in questi mesi, e Lella Costa, una degli artisti che ha scelto di aiutarci. Quello culturale è un aspetto fondamentale della nostra campagna. Vogliamo cambiare la legge, ma anche il racconto dell’immigrazione. Al mondo della cultura e dell’arte chiediamo di rinnovare quella passione civile e quella partecipazione attiva che ha mostrato per tante cause. Facciamo appello a intellettuali, musicisti, scrittori, attori e registi: Ero straniero ha ancora bisogno di voi!


Articolo pubblicato su La Repubblica Milano del 28 settembre 2017

[La foto di copertina è di Matteo Cogliati]

 
 

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