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IV Domenica dopo Pentecoste

Gen 6,1-22; Sal 13; Gal 5,16-25; Lc 17,26-30.33

6 luglio 2014

La Parola di Dio di oggi ci interroga in profondità. Il Dio creatore interviene prendendo le distanze, anzi condannando il male che domina sulla terra e nella vita degli uomini, si fa largo negli stili di vita, produce violenza e  disumanità. Il diluvio è l’evento biblico che indica che la creazione ha bisogno di essere salvata  per ricominciare a dar senso al bene e alla bellezza del creato che è fatto per l’uomo, nel quale è impresso il sigillo dei figli di Dio. Ecco perché l’arca, che salva dal diluvio il resto dell’umanità, è l’annuncio che è diventata in Gesù il suo corpo, la sua vita  donata da primogenito. In Lui noi custodiamo un nuovo modo di vivere che Paolo, nella lettera ai Galati, in indica per ereditare il regno di Dio: amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé. Questo perché si è di Cristo , per dono dello Spirito. E’ un dono che non è dato per meriti nostri, è meritato da Gesù. Noi non possiamo sciuparlo e ci chiede vigilanza perché il male che ha provocato la scelta del diluvio è ancora all’opera. Luca nel Vangelo ci avverte che il male sta ancora agendo e a noi tocca non lasciarci attrarre; il male entra in noi, non possiamo essere indifferenti e dobbiamo perdere la nostra vita, come ha fatto Gesù per coltivare la speranza possibile di un mondo nuovo, dove germoglia la pace.

Ecco, la parola di Dio di oggi ci dice che per salvarci, per essere cittadini del nuovo mondo, dobbiamo condividere e sentirci responsabili e interrogati dal male che è ingiustizia, malvagità. Dobbiamo far opposizione non diventando indifferenti. Il Signore custodisce il nostro desiderio e il nostro vivere, che prende le distanze dal male e ci indica che Gesù è salvezza, è l’Arca dell’Alleanza che ci sostiene. Dobbiamo diventare suoi discepoli per essere testimoni e profeti  di un mondo nuovo. Essere Chiesa significa custodire già da oggi il desiderio di una fraternità vera; ma come fare, mi sono chiesto, se non sentiamo in noi la responsabilità, se non portiamo nel nostro cuore, nella nostra coscienza questa sofferenza, passione, indignazione anche di fronte al male che non può essere tollerato? La fede in Gesù mette in moto la nostra coscienza, ci fa dire o parlare anche controcorrente. Ieri il Papa ha ricordato alla comunità cristiana e alla comunità civile  di non essere egoisti, di far di più nell’accoglienza perché in ognuno di quei volti ci sta la dignità di figli di Dio. Ci chiede di vivere non avendo al centro dell’economia il denaro e la logica del profitto, ma anche valori ed ideali non commerciabili. Ci chiede per questo di vivere da poveri, con la semplicità evangelica, di custodire e rispettare la terra, le foreste purtroppo devastate (ricordando anche la sua nazione) e soprattutto di allontanare la violenza, di accettare di essere amati e perdonati e di non infrangere la gioia del volersi bene. L’Eucarestia che celebriamo oggi ci dice  che la misericordia di Dio è grande, che l’arca che ha salvato Noè è tutta la creazione, che ci ha poi regalato l’arcobaleno di pace. Ci chiede di vivere nella comunità dei discepoli non chiudendoci, ma andando nel mondo a seminare nuovi segni di pace. Ripensavo così anche nelle scelte che dobbiamo compiere, in quella carità che ci spinge a non diventare calcolatori per immergerci “in questa urgenza che il Vangelo ci indica”. Come si fa a stare zitti, a subire e a vedere scorrere il male, l’indifferenza e il rinchiuderci in noi stessi, quasi che fosse possibile non sentirci responsabili? Con Gesù non si entra nell’arca come Noè, ma si sta nel mondo, con Lui crocifisso e risorto. E’ questa umanità che ci chiede una spiritualità non intimistica, chiusa in se stessa ma ci chiede di condividere , vivere una carità che è dono e perdere la propria vita.

Quando testimoniamo il volto misericordioso di Dio, diventando noi stessi misericordiosi e gioiosi con il coraggio di chiedere perdono, con la convinzione che siamo perdonati, noi permettiamo a chi ci è vicino di vedere l’arcobaleno che viene dopo il diluvio e l’uragano.

Ma per quanto dobbiamo, e lo ha ricordato ancora Papa Francesco, essere convinti che il Signore non solo perdona, ma cancella e ricrea una vita nuova, anche se noi a volte non perdoniamo. Il Signore cancella  e non ricorda più, anzi, dove c’è il peccato fa sovrabbondare la grazia. Ed allora solo l’ascolto della Parola che Lui ci lascia e ci ha lasciato può entrare in noi  “Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocefisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito”.

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