1. Vai al contenuto della pagina
  2. Vai al Menu Principale
Casa della Carità
dona ora
 
La cappella della Casa della carità
 
 

Contenuto della pagina

 

V Domenica di Pasqua

At 10,1-5.24.34-36.44-48a; Sal 65; Fil 2,12-16; Gv 14,21-24

18 maggio 2014

Sono partito da una frase di Paolo: ”fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere puri e irreprensibili, figli di Dio, innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa”. Ho ritrovato un forte richiamo anche a noi che avvertiamo che lo “stare nel mezzo” è davvero una scelta da ospitare convinti nel nostro modo di operare. Non si tratta  di elencare quante cose, quante azioni si fanno ma il come e, soprattutto, se siamo capaci di accogliere il senso, il gratuito, lo sguardo interiore e spirituale che l’incontro ospitale ci regala. “Puri e irreprensibili”. Non importa quanti sono gli ospiti, ma basta uno sguardo sui bimbi che corrono per inchinarci nel silenzio contemplativo che si fa preghiera di intercessione. Il Dio di Gesù ci lascia questo linguaggio, questo Spirito che confonde la chiusura, le porte chiuse, le identità rivendicate, le regole che ci affannano. E’ la pagina meravigliosa degli Atti dove lo Spirito testimonia che in Dio non ci sono preferenze di persone o privilegi; anzi per accogliere il suo dono, è necessario aprire le porte chiuse, sentirsi in questo cammino di umanità fraterna che nessuno elude, che vive il passo della condivisione, che si educa nel cuore e nella mente a questa universalità senza frontiere. Lo Spirito libera lo sguardo, ci chiede di essere puri di cuore. Solo così possiamo sentire risuonare in noi la gioia del Vangelo di oggi “se  uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Il Dio di amore, innamorato folle di ciascuno di noi, vuole abitare non con noi, ma presso di noi, in noi. E questo annuncio liberante è carico di stupore che si può avvertire se “non mormoriamo inutilmente come ha fatto il popolo nel deserto in fuga dall’Egitto, rimpiangendo il cibo, le cipolle dell’Egitto. Per avvertire questa presenza dobbiamo liberare il cuore dalla tristezza possessiva, dal giudicare e vedere i limiti dell’altro, soffermandoci quasi con soddisfazione, sentendoci sempre più incapaci di avvertire che Dio non faccia preferenze di persone. E’ lo stupore di Corneli, che in noi si deve fare lode. L’Eucarestia che celebriamo rende la presenza del corpo, sangue di Gesù, memoriale per tutti.

Ecco che avverto il pericolo che si diventi operosi nell’accogliere, nel proclamare diritti e parole giuste, ma indifferenti o superficiali nel richiamo a lasciarci incantare, meravigliare da questo Vangelo. E non è un richiamo solo individuale, personale, è il modo con il quale la Chiesa deve stare nel mondo, comunità di poveri che condividono, dove c’è la povertà, esclusione, fame, violenza per dire da lì’ che Gesù è per tutti salvezza perché è amore. E’ la sua parola da accogliere e far risuonare in noi. E‘ la gioia del Vangelo a cui ci richiama papa Francesco: ”Grandi sono le opere del Signore” abbiamo  detto nel salmo. Solo così, vivendo questa interiorità, riusciamo a “tenere salda la parola di vita” come ci invita Paolo. Questo fondamento non ci stacca dalla storia che viviamo, dalla prossimità con quanti soffrono, gioiscono, portano su di se’ il peso dell’ingiustizia, con le tante vittime spesso innocenti e pure come colei su cui si abbatte una condanna di morte, perché non rinnega la propria fede, martire silenziosa e normale. Anzi non si può aprirci all’ascolto della parola e diventare estranei alla storia che viviamo. Gesù è il crocefisso, è colui che porta su di se’ questo destino di dolore e condanna. In lui noi avvertiamo che questo amore  si manifesta e ci raggiunge solo da questi sotterranei di debolezza e fragilità dove sembra che la morte la faccia da padrona.

Ecco perché oggi viviamo l’Eucarestia, siamo chiamati a questo convivio di pace e fraternità. Facciamo memoria della Pasqua, divertiamo corpo di Cristo. E in noi entra e dimora questo amore, questo Gesù che “sbaraglia” e sconvolge. Non mormoriamo, cioè non dedichiamoci a rivendicare ciò che facciamo, ma viviamo l’umiltà del silenzio e la pazienza del contemplare ospitando. E’ l’amore di Dio che brucia le chiusure che noi vorremmo praticare. “Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio ed egli si è ricordato di te”, dice a Cornelio l’angelo di Dio. Forse lo sta dicendo anche a noi. Per questo mettiamoci in ascolto. E forse anche oggi sentiremo in noi la meraviglie che raccontano gli Atti degli apostoli  ”Si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo, li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio”. E’ davvero bello ascoltare questo nuovo linguaggio che anche oggi possiamo avvertire. E’ il miracolo della Pentecoste che attendiamo.

Notizie SPIRITUALITÀ

  1. 19/04/18 | Don Tonino Bello: Chiesa del grembiule e Chiesa che annuncia la pace

    Una riflessione di don Virginio Colmegna sulla visita del Papa alla tomba del vescovo di Molfetta

     
  2. 30/03/18 | Alla Casa della carità una Pasqua in ascolto degli esclusi e dei sofferenti

    Il Triduo Pasquale è iniziato con la Messa in Coena Domini e la lavanda dei piedi con i senza dimora aiutati dalla Casa

     
  3. 27/03/18 | Un invito a “custodire” e al silenzio riflessivo

    Il Triduo Pasquale è iniziato con la Messa in Coena Domini e Lavanda dei piedi

     
  4. 13/03/18 | Cinque anni con Francesco

    Don Virginio riflette sui messaggi che il pontefice ci ha regalato in questi 5 anni, e il loro legame con la Casa

     
leggi tutte le omelie

 
 

Il presidente della fondazione

Iniziative di spiritualità

La nostra newsletter

 
Torna ad inizio pagina