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II Domenica di Pasqua

At 4,8-14; Sal 117; 1Cor 2,12-16; Gv 14,25-29

27 aprile 2014

“Pace a voi”. Ricevete lo Spirito Santo, a coloro a cui perdonerete i peccati saranno perdonati”. Questo è l’annuncio del Signore Risorto che mostra le mani e il fianco del suo  crocefisso e lacerato, ora glorioso, ma Tommaso dubita, non era presente all’apparizione. Può credere solo se vede e riconosce il corpo piagato di Gesù. La Risurrezione non è un evento spettacolo, è un rendere corpo, concretezza alla vita, quella che si vive,  che porta su di se’ fatica, dolore, violenza anche talvolta. E’ uno sguardo profondo sulla storia umana che viviamo. Come si fa a credere alla Risurrezione di Gesù, se non comprendiamo  che viene a risanare, a dare senso e futuro alla vita che si è vissuta, anche se spesso piena di dolore, ingiustizia, tradimenti . Si deve testimoniare come fa Pietro, annunciare che tutta la storia umana è piena di vita, la si riceve liberata dal potere della morte, dall’ingiustizia: Tommaso non era disposto a credere in una risurrezione che non portava su di se’ il fallimento della croce. Per credere che la vita è sgorgata dal fallimento della croce. Per credere che la vita è sgorgata dal fallimento della croce, da questo scandalo e follia aveva bisogno di vedere, di toccare. La nostra fede riposa in questo gesto di Tommaso, che ci riconcilia con la nostra  fatica a credere e a dare senso al dolore, alla sofferenza ingiusta, al perdono che vuole giungere anche là dove non vogliamo arrivare. E’ una fede povera e scandalosa. Si intuisce che amare con orgoglio non è veramente amare. Se Dio è amore, egli è umile; è l’umiltà della croce, la via che rende la Risurrezione di Gesù Non è  un trionfo di potenza, ma un segno lasciato per sempre che Dio ci ama e si è fatto uno di noi. Seguire Cristo è servirlo nella sua carne, nelle sue membra sofferenti, negli ultimi e nei più poveri. Il cristiano contempla costantemente un Dio crocefisso, cioè l’impotenza assoluta di Cristo crocefisso, che è scandalo e stoltezza sia per la sensibilità umana che per quella religiosa. Il mistero di Dio è mistero di povertà.

È un confrontarsi e un inginocchiarsi come ha fatto Tommaso, con l'inquietudine  piena d’amore,  nel sentirsi testimoni perché pieni dello Spirito, come hanno fatto Pietro e Giovanni. Erano persone umili  e semplici e quel Gesù , che era stato messo a morte, ha riaperto i sepolcri, ha ridato pace e vita, speranza e  profumo di risurrezione. Oggi ricordiamo con la Chiesa tutta il dono della santità coraggiosa e incalzante che ha abbattuto i muri e le divisioni della storia, cha ha convocato un concilio, che ha lasciato questo desiderio di pace. Questi due santi papa li sentiamo dentro questo miracolo che stiamo vivendo con il dono e il richiamo alla povertà che segna il cammino della Chiesa oggi. E’ il richiamo a Francesco come attenzione e testimonianza di una povertà abbracciata, scelta, una povertà innamorata in riferimento a Cristo. Dio creando, possiamo dire, rinuncia alla sua onnipotenza per fare spazio al creato, all’altro. Nell’inginocchiarsi di Tommaso, che ha dubitato, ritroviamo che anche per noi vi è il richiamo al lasciarci raggiungere da questa nuova vita, nuova creazione che è tutta da respirare e avvertire, se rincominciamo a tracciare il solco della vita, della pace. Ecco perché la Risurrezione del crocefisso è accogliere il perdono e la capacità di farsi attrarre da questo abbraccio di pace. Perdonare e lasciar scorrere nella storia la vitalità della misericordia.

Pacem in terris è l’ultima enciclica di papa Giovanni Santo,  riconosciuto oggi. E’ una pace che dilata il cuore, che si fa miracolo di fede. Dobbiamo allora vivere il silenzio interrogato e inquieto che trascina in noi la debolezza del Gesù crocefisso, che si fa nostra e che ci è chiesto di vivere e di chiedere per noi, per la Chiesa che oggi condivide la gioia della santità come grazia di Dio. Simon Weil, grande donna mistica , richiama a questo stile di vita dicendo “Iddio rinuncia a essere tutto. Noi dobbiamo rinunciare a essere qualcosa. Ed è per noi il solo bene. Siamo anfore senza fondo finché non sia compreso che abbiamo un fondo”. La nuova creazione si intravede se , come Tommaso, anche dopo aver dubitato, ci inginocchiamo a Gesù crocefisso perché come Paolo dice ”avendo privato della loro forza i Potenti, ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di lui in Cristo”. E pregando questa mattina ho ritrovato la poesia  di Maria Gales Ryan dal titolo Zimzum (parola ebraica” Dio si mise da parte  ed ebbe inizio il mondo/ Questo è il segreto dell’amore:/ se puoi mettiti soprattutto in disparte/ Chiedi solo un piccolo angelo nel tempo/ Al tuo volere/ metti confini/ e guarda come si espande un mondo”.

Sì una Chiesa che si fa da parte, prendendo la parte dei deboli per ridare e vivere la gioia del credere in Dio che ha mandato suo Figlio per portare su di se’ il dolore del mondo e per ricominciare  a vivere la gioia della pace e della remissione dei peccati . La storia umana, la nostra vita ha senso se stiamo dalla parte del crocefisso risorto, ci facciamo testimoni fragili e inquieti di questo miracolo di vita. Pregare è questo, anche qui in questa casa. Papa Giovanni ci ha insegnato che Chiesa povera e dei poveri equivale a Chiesa che si conforma a Cristo e diventa così capace di annunciare il Vangelo.

Papa Giovanni morente ricordava a Mons. Capovilla: " La cosa più importante sai qual è? Che non ci siamo soffermati a raccattare i sassi cha da un a parte all’altra della strada ci venivano lanciati addosso, non li abbiamo raccolti per rigettarli, abbiamo taciuto, abbiamo compatito, abbiamo operato, abbiamo amato e abbiamo perdonato". Preghiamo per avvertire il grande dono che ci da’ il Signore anche nella liturgia di oggi per invocare e testimoniare una Chiesa umile e mite.

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