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Casa della Carità
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In un anno, la Casa della carità ha aiutato 6.213 persone

3 ottobre 2016

Tutti i dati relativi alle attività sociali e culturali della Casa, che lo scorso anno ha aiutato 6.213 persone in difficoltà grazie a 21.792 donatori

 

Grazie a 21.792 donatori, la Casa della carità, in un anno, ha aiutato 6.213 persone in difficoltà, dai profughi in transito per Milano agli anziani soli del quartiere Crescenzago. Di queste, 1.088 sono state ospitate nella sua sede e negli spazi che la Fondazione gestisce in città, per un totale di 135.639 giornate di ospitalità offerte. Le altre 5.125 persone hanno ricevuto ascolto, sostegno e cura grazie ai servizi diurni e ai progetti sul territorio.

A rivelare questi dati è il Bilancio di sostenibilità 2015 della Fondazione presieduta da don Virginio Colmegna. “Abbiamo scelto di presentare questo importante documento in vista del 4 ottobre, che per noi è una data significativa: il Giorno nazionale del Dono”, ha spiegato il presidente, che domani sarà alla Camera dei deputati per intervenire a un convegno sul tema. “Oggi inoltre - ha aggiunto don Colmegna - si ricorda anche il naufragio del 2013 a Lampedusa, con la prima Giornata nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione e molte delle persone da noi accolte sono passare proprio da quell’isola”.

All’interno del volume trovano spazio anche i numeri delle attività culturali della Fondazione voluta dal Cardinal Martini: 59 iniziative e 2.813 persone coinvolte; 2 ricerche concluse, un festival cinematografico con 26 corti di 19 paesi diversi per il SOUQ - Centro Studi Sofferenza Urbana; un patrimonio di 11.049 documenti con 860 utenti tesserati per la Biblioteca del Confine, che proprio all’ex arcivescovo di Milano è dedicata. Le iniziative promosse dalla Casa della carità vanno dai progetti con le scuole a convegni e tavole rotonde, da momenti di formazione a spettacoli teatrali e musicali, tutti ispirati dal lavoro sociale della Fondazione.  

 

Non solo, il Bilancio contiene anche indicatori sociali ed economici, che confermano come il 2015 sia stato per la Casa della carità un anno di crescita e sviluppo. A cominciare da una serie di servizi, tutti in aumento rispetto all’anno precedente. Nel 2015, il centro d’ascolto ha avuto 1.991 nuovi utenti, lo sportello legale 975, l’area salute ha garantito 2.875 visite, l’area lavoro ha seguito 423 persone e sono stati offerti 4.128 docce e cambi di abito. 

La Fondazione ha effettuato investimenti per un totale di 272.861,80 euro, ha creato 50 nuovi posti di accoglienza e ha visto il suo personale crescere di 24 unità, arrivando a un totale di 76 dipendenti, il 94,7% dei quali assunto con un contratto a tempo indeterminato. Ciò nonostante, il bilancio economico (4.247.614,03 euro di entrate e 4.244.040,95 euro di uscite) si è chiuso con un avanzo di gestione di 3.573,08 euro, confermando in maniera decisa i risultati positivi dell’anno precedente. Da sottolineare, inoltre, come il 55% della governance della Fondazione sia composto da donne, il 50% dei ruoli sia ricoperto da persone tra i 30 e i 50 anni e la metà dei componenti svolga il suo compito a titolo volontario, senza un compenso. 

“Questo bilancio - prosegue don Colmegna - conferma che, pur tra fatiche e difficoltà, all’interno della nostra Casa la dimensione della solidarietà attiva cresce quotidianamente. E lo fa grazie a chi, andando oltre l’utilitarismo, sceglie di abbracciare la logica del dono”. Tra questi ci sono certamente i volontari e i donatori della Casa della carità. Entrambi sono cresciuti nel 2015: i primi sono diventati 91, i secondi sono aumentati di 11.887 unità. 

È grazie al loro apporto che, nel 2015, il 53,8% delle attività della Casa della carità, infatti, è stato realizzato in maniera gratuita, cioè non in regime di convenzione, ma solo con le risorse economiche della Fondazione. Ne è un esempio l’accoglienza dei profughi a Bruzzano e in via Brambilla, realizzata nel 2015 e replicata anche in questi giorni sempre senza fondi pubblici. 

“Quella della gratuità è una scelta di senso fatta dal Cardinal Martini che difendiamo perché ci consente di accogliere quelli che lo stesso cardinale definiva i più sprovveduti: le persone con problematiche più complesse. Al tempo stesso, è una grande sfida perché, anno dopo anno, dobbiamo sempre cominciare da capo con la raccolta fondi chiedendo l’aiuto di tutti”

 
 

Il presidente della fondazione

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